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ragazzi, ma chi se l’immaginava che cambiare casa sarebbe stato un delirio del genere? vi chiederete se le mie amiche che avevano già affrontato quest’impresa non mi avessero avvertita. certo, che l’avevano fatto. ma ho mai ascoltato un avvertimento in vita mia io???

che poi, in tutta sincerità, meno male che non ho dato retta agli allarmi delle traslocate. perchè altrimenti forse ci sarebbero riuscite a scoraggiarmi. mentre adesso, dopo essere diventata isterica, disperata, dopo aver pensato che non ce l’avrei mai fatta, e poi una settimana dopo gioire che ce l’avevo finalmente fatta, e la settimana seguente accorgermi che mi era solo sembrato e che no, non ce l’avrei mai fatta…insomma ora viviamo felici nella nostra casa che trabocca amore.

ancora mobili non ne trabocca. ma quelli arriveranno con calma 🙂

abbiamo una bat box, nella speranza di attrarre pipistrelli che divorino 2000 zanzare a notte, ma mio marito me l’ha boicottata mettendola in un punto assolutamente inaccessibile anche per un pipistrello anoressico.

ma c’è un altro epocale cambiamento che abbiamo deciso di affrontare.

ci piacerebbe che il nostro piccolo (ma grazioso) giardino  diventasse il regno di un quadrupede peloso (eccetto per l’angolo dove fede ha piantato i pomodori, che se il suddetto quadrupede li danneggia sono guai seri. mi sa che metterò un cartello con un disegno di un canetto che sta lontano dai pomodori. le indicazioni visive dovrebbero funzionare meglio dei divieti scritti, visto che i cani non sanno leggere).

non è mica stata una decisione veloce da prendere, comunque.

abbiamo liquidato in fretta la questione gatto/cane, dal momento che mio marito ha una marcata predilezione per i cani, e io mi trovavo nel periodo della mia esistenza più maldisposto verso i felini, a causa della ghenga di gatti randagi teppisti che imperversava (e tuttora imperversa) per il nostro quartiere sporcando dovunque.

una volta stabilito che sarebbe stato un cane, abbiamo cominciato a pensare a come lo avremmo voluto.

femmina, avevamo deciso concordi. taglia media, graziosa. e a quel punto è successo il primo avvenimento: in un giorno di pioggia ho incontrato un canetto fradicio e solo. insieme alla mia collega l’abbiamo coccolato un po’, asciugato e rifocillato e un pensiero si cominciava a formare nella mia testa. del genere, ma sarà quello che è destinato a noi????

per fare la cosa giusta chiamiamo un veterinario che cerca il microchip, non lo trova (ma guarda un po’), e quindi dice che il cane deve stare presso una struttura veterinaria per un numero x di giorni finchè l’eventuale padrone ha la possibilità di reclamarlo, altrimenti viene reso disponibile per l’adozione.

a quel punto la mia felicità è assoluta. sono totalmente sicura che non può essere stata una coincidenza, se quel canetto è arrivato davanti alla porta del mio ufficio. l’esaltazione per il segno ultraterreno mi porta anche a ignorare completamente che volevamo una femmina media e carina e stiamo per adottare un maschio piccolo e onestamente non proprio un adone. niente può fermarmi nel mio slancio salvifico del piccolo meticcio.

niente, tranne ovviamente la comparsa a sorpresa della legittima proprietaria, che se lo riporta, giustamente, a casa.

bene, diciamo noi,  dopo aver asciugato una mini lacrimuccia (anzi due, una pure graziani). siamo contenti per patacca. ora però, ce ne cerchiamo uno tutto nostro. niente padroni che poi suonano campanelli e reclamano diritti (tra l’altro sacrosanti).

a quel punto, ci scateniamo nell’immaginarci il cane dei nostri sogni. fede si immagina in giardino con un rhodesian ridgeback. io sogno di passeggiare in mezzo alle margherite con un border collie, che oltre ad essere un cane di rara intelligenza è pure bianco e nero quindi della juve, il che ci riporta alla rara intelligenza. fede si insospettisce davanti alla foto del border: i tifosi antijuventini hanno un’inspiegabile tendenza ad attribuire a noi bianconeri sempre qualche sotterfugio. io manco me n’ero accorta che il cane era bianconero. 🙂 e quindi tende ad opporsi (fede al border, non il border a fede, almeno, non che io sappia).

la discussione dialettica prosegue per un po’ finchè io ho la geniale idea: fede, perchè non parliamo con un addestratore di cani? loro hanno esperienza di tutte le indoli, magari ci può dare un buon consiglio per il bene del cane e per il nostro.

vi siete addormentati? posso proseguire?

il rhodesian che piace a fede

il rhodesian che piace a fede

il cane più intelligente che ci sia

il cane più intelligente che ci sia

 

 

 

 

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recentemente mi è capitato di riflettere su ciò che si definisce “politicamente corretto”.

su come ad un certo punto nella storia si sia stabilito che non era più accettabile che i termini preposti a definire una qualsiasi minoranza  contenessero implicitamente un giudizio di valore sulla stessa, generalmente negativo. il lodevole intento ebbe origine, come è facile indovinare, negli stati uniti d’america, la culla che ospita ogni genere e forma di minoranza sul pianeta, nella prima metà del 1900. fu il momento in cui i termini “negro” e “nero” furono sostituiti da “afroamericano” o tutt’al più “di colore”.

da allora il politicamente corretto ne ha fatta di strada, sia dal punto di vista geografico (si è sparso un po’ in tutto il globo), sia ampliando i confini della sua azione.

la critica che più di frequente viene mossa a questo approccio linguistico, è di essere, appunto, squisitamente linguistico, e quindi superficiale, di facciata, addirittura a volte offeso come ipocrita. sono profondamente in disaccordo con questa visione. dissento completamente da chi afferma che il linguaggio che si adopera sia una parte superficiale di ciò che siamo e del nostro vissuto. sono davvero convinta che le regole che ci diamo per parlare meglio, col tempo ci portino anche a pensare meglio, e in ultima analisi a vivere meglio ed essere persone migliori.

perciò credo che l’azione svolta dal politicamente corretto abbia avuto una grande importanza: forse non staremmo qui a discutere (e sempre troppo se ne discute e poco si fa) dei diritti delle coppie gay se non si fosse arrivati a stabilire che chiamare froci, finocchi, recchioni e tuttilrestappresso gli omosessuali non era rispettoso della loro dignità. la parola gay, o omosessuale, non lo sottovalutate, ha avuto il suo peso nei piccoli passi avanti che sono stati fatti.

poi, come spesso accade, i paladini di questa dottrina non sono riusciti a capire il giusto limite. hanno cominciato a trovare termini neutri anche per sostituirne alcuni che non erano minimamente offensivi. facendo in questo modo i 360 gradi della ruota e diventando loro i discriminatori. perchè, quale ragione ci potrà mai essere di cercare un modo diplomatico di definire uno stato se quello stato non è considerato negativamente?

mi spiego meglio. davvero pensiamo che un cieco si senta ghettizzato dalla parola che definisce la sua patologia? e che sentirsi chiamare “non vedente” lo faccia sentire meglio? hmmm. ho qualche dubbio. penso piuttosto che un cieco in italia si sentirebbe meno vittima della sua condizione se invece che concentrarci su come chiamarlo, ci attrezzassimo a livello infrastrutturale per far sì che fosse un filino più semplice per lui (o lei) condurre una vita normale. tanto per dire, eh.

operatore ecologico, addetto cimiteriale, collaboratore scolastico. siamo proprio sicuri che il problema stia nel termine, e non nella testa di chi usa il termine “bidella” come termine di paragone della pochezza di risorse intellettuali e di cultura, opposto a “deputate”? (grazie, onorevole finocchiaro. tra l’altro il parco-deputate che vede quando si guarda attorno dovrebbe farla riflettere).

il troppo stroppia, secondo me. e rovina anche quel tanto di buono che c’è stato.

per la cronaca, vorrei mettere allo studio coatto tutti quegli ebeti che hanno accusato il film di quentin tarantino, django unchained, di essere un’apologia dello schiavismo. buffoni. ridicoli. quel film è l’esatto opposto. e sapete su che cosa fondano la loro critica? sul fatto che nel corso dello svolgimento dell’azione spesso e volentieri si sente usare il termine “nigger”, negro. signori della corte, il film in questione è ambientato negli stati del sud durante lo schiavismo. esattamente, come pensavate che li chiamassero, “signor afroamericano”?

ma non voglio difendere quenti, non ne ha bisogno. se gli rompono le scatole lui si gira e gli spara, come de niro a bridget fonda in quella meravigliosa scena di jackie brown… 🙂

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guidare in autostrada è per definizione il tipo di guida che più distende i nervi e rilassa. niente continui stop and go come nei centri abitati che, giocoforza, sono costretti a utilizzare semafori e rotonde. niente pedoni che, lebensmüde, si lanciano in modo pirotecnico davanti alle tue ruote ignare. nessun bisogno di fare attenzione a sensi unici e incroci. insomma, a meno che non abbiate beccato un’autostrada gremita  all’ora di punta, guidare qui è oggettivamente più riposante.

se mi guardo indietro e cerco nella mia memoria i ricordi in cui ho percepito maggiormente la sensazione di tranquillità ed equilibrio devo ammettere che in alcuni di questi mi trovavo alla guida della mia adorata vettura in autostrada. tanto quanto le mie rimembranze di stati d’animo pugnaci e forcaioli hanno spesso come sfondo il traffico in città 🙂

epperò. c’è sempre un però.

c’è sempre qualcuno che riesce ad avvelenarti anche le gioie semplici. qualche malvagio  che infila un granello di sabbia nell’ingranaggio-equilibrio delicato del pilota alla guida, rompendo l’incantesimo della sua imperturbabilità.

avete presente quando state guidando su un’autostrada poco trafficata, e il sole si riflette sul vostro parabrezza, e il motore fa un rumore che è talmente liscio da sembrare assenza di rumore, e l’aria col viso non la fendete solo perchè siete dentro all’abitacolo, ma la sensazione di fenderla ce l’avete? ecco, solo un marrano può rovinare quel momento. epperò, come dicevo, di marrani è pieno il mondo.

a beneficio dei marrani, e a rischio di scrivere queste cose solo per gli occhi di coloro ai quali non servirebbe dirle (perchè i marrani sono troppo occupati a infestare le autostrade per leggere), lasciate che io possa sottolineare un paio di punti.

 

regola numero uno della guida autostradale.

si corre sulla corsia libera più a destra.

questo non è un consiglio: è la legge.

viaggiare per sfizio sulla corsia di mezzo è stupido, irritante e, quel che è peggio, pericoloso. eppure avete fatto caso a quanti automobilisti lo fanno? provate a fare anche solo una cinquantina di chilometri su una qualunque delle nostre strade a scorrimento veloce: vi renderete conto che è quasi la norma.

mi chiedo se non si rendano conto dei pericoli che causano. chi rispetta il codice della strada e sopraggiunge sulla loro destra, nel caso volesse sorpassarli si trova a dover scegliere tra due alternative, entrambe non prive di rischi.

possibilità numero uno,  procede dritto sulla sua corsia ignorandoli e, badate bene, non commettendo alcuna infrazione in realtà. il codice vieta il sorpasso a destra, non il superamento.

possiamo sindacare sulla saggezza di questa manovra, che mette a repentaglio in ogni caso la sicurezza visto che impedisce l’eventuale rientro in corsia di destra al marrano, qualora improvvisamente ritrovasse il lume della ragione. ma non sulla sua legalità dal punto di vista delle norme della circolazione. e se per caso siete il marrano,  e state leggendo,  e pensate che chi vi sfila via a destra è uno stronzo, chiedetevi come ha fatto lo stronzo a trovare spazio e chi tra di voi sia davvero nel posto sbagliato.

possibilità numero due, dalla corsia di destra l’automobilista corretto circumnaviga il marrano come un moderno vasco de gama,  e con un uno-due chachacha passa prima sulla sua stessa corsia, poi, con un balzo felino, sulla terza.

manovra carica di possibili rischi quanto un nuvolone grigio di possibile pioggia.

un paio di settimane fa ho perfino fatto la prova del nove. a ognuno dei marrani che incontravo, mi piazzavo dietro di lui e facevo i fari. pensavo, forse si è distratto, vedendo i fari comprenderà di essere al posto sbagliato e si sposterà. volete sapere quanti si sono spostati in 300 chilometri? uno.

signori, utilizzare la corsia di destra non è un’umiliazione.

 

corollario alla regola numero uno della guida autostradale.

c’è un’eccezione piuttosto importante a questa regola. mi spiego:  esiste un caso, e uno solo, in cui è opportuno spostarsi di default sulla seconda corsia.

in corrispondenza degli ingressi e dei raccordi.

non fate i super marrani,  non lasciate quei poveracci inchiodati lì fermi ad aspettare che qualcuno dia loro strada. è proprio una marranata.

 

regola numero due della guida autostradale.

se siete un tir e state guidando su un’autostrada a due corsie, non sorpassate un vostro collega. (meglio sarebbe non farlo neanche se ci sono tre corsie)

affrontiamo la realtà, non siete delle lamborghini. siete dei mezzi pesanti, grossi, dalle ruote enormi, che hanno limitazioni legali ma anche proprio intrinseche alla velocità che possono raggiungere. per sorpassare un collega ci mettete venti minuti, e nel frattempo avete rischiato di causare tamponamenti e guai vari. e nella migliore delle ipotesi avete imbottigliato tutto il traffico.

 

regola numero tre della guida autostradale.

bando all’ipocrisia. non è sufficiente andare piano. anzi, su queste strade andare troppo piano è pericoloso quanto andare troppo veloce.

la realtà è che bisogna guidare col buonsenso e col cervello accesi.

e ora spostatevi 🙂

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siamo un paese di ipocriti veri se ci scandalizziamo che allo stadio i tifosi di parte opposta urlino buuu all’indirizzo di boateng.

posto che boateng è di colore, che c’azzecca (come direbbe mio marito)?

buuuu da che mondo è mondo è il verso del disappunto sportivo, e mica solo sportivo.

buuuu, rivogliamo indietro i soldi!!! diceva ridendo il mio papà quando da piccola gli inscenavo davanti dei graziosi balletti le cui mosse mutuavo da raffaella carrà. (non ha mai avuto grande competenza sull’arte tersicorea,mio padre.  i balletti in realtà erano belli assai).

buuuuu dice anche la mia mamma a tutte le squadre che giocano contro la juve, nonostante tutti i miei anni di tentativi di istruirla a dire qualcosa di più aggressivo. insomma, io le insegno a dire “nomedellasquadra”+mer.. (avete capito) e lei dice solo “nomedellasquadra” buuuuu,  oppure “nomedellasquadra” (ma non facevo prima a dire inter e basta?) kaput. queste sono le due ingiurie sportive a cui scende senza grossi problemi perfino la mia delicatissima mamma, quella che non pronuncia neanche la parola “stupido”.

ora, che a un giocatore di calcio possano arrivare dei buuuu dagli spalti succede dalla notte dei tempi. fa parte del pacchetto calcio.non ti sta bene? diventa un tennista. o un golfista.

poi gli insulti urlati possono essere più o meno di cattivo gusto, e su questo concordo.

ci provò anche balotelli ad un certo punto: dei tifosi avevano cantato “se saltelli muore balotelli”. il suo delicato animo fu ferito e tutta l’opinione pubblica gridò allo scandalo e al razzismo. fino al momento in cui cristiano lucarelli, bianco invece come un tomino, dichiarò che il motivo del coro era l’assonanza del cognome, non il colore della pelle,  e che lui sopportava “se saltelli muore lucarelli” da vent’anni. balotelli, affronta la realtà. ti urlano contro perchè sei un cretino, non perchè sei di colore.

il razzismo è un’altra cosa. è il gruppo di persone che in un locale, tra l’altro di proprietà di un individuo che ricopre una carica pubblica, intona canti raccapriccianti dal tema antisemita. è l’ ondata di nazionalismo estremo e spinto che sta nascendo in troppi paesi ormai. è il fatto che in francia abbiano dovuto cancellare una pletora di hashtag di tipo nazista, proprio in un paese in cui la multietnia, per ragioni storiche, è una realtà da molto. è il fatto che esiste ancora gente che nega l’esistenza dei campi di concentramento.

è anche il fatto che, nel giorno della memoria della shoah, un politico italiano non ha trovato di meglio da fare che cercare di sottolineare i meriti del fascismo, circoscrivendo e minimizzando d’altro canto le azioni funeste di cui si è macchiato. non entro nemmeno nel merito del giudizio espresso, ma solo in quello dell’opportunità di esprimerlo in quella precisa occasione. coronando poi  il tutto addormentandosi in pubblico durante la cerimonia ufficiale. chapeau.

verrebbe da augurargli buuuuuona notte… 🙂

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comunicato, e basta.

questo non è un post, è un comunicato.

da parte mia, con tutto il cuore, ai politici, banchieri, economisti, filosofi e tuttologi che ormai hanno letteralmente saturato ogni spazio di etere.

“signori,

…no, signori proprio no.

esseri umani,

…bah, umani…

esseri:

vi scongiuro di smetterla di insultare i nostri cervelli affannandovi tutti quanti, da ogni direzione, da ogni schieramento, a dire qualcosa di giovane.

lo dite solo perchè qualche stipendiatissimo presunto genio del marketing all’interno del vostro staff vi ha suggerito che al momento quella è la parola chiave. l’argomento che differenzia. quello che scalda le speranze. quello che fa scaturire consenso come acqua di fonte dal monviso.

aprite gli occhi: non differenzia una cippalippa. state parlando tutti del futuro dei giovani. quel futuro di cui non ve ne è allegramente importato un ciufolo fino ad oggi e di cui chiunque sano di mente si rende conto che non vi importa nemmeno ora.

solo che il capo ufficio stampa vi ha messi in guardia. stiamo perdendo consensi tra i giovani, vi ha detto. è strano a dirsi ma la popolazione sotto i 40 non crede più molto alle vostre parole. che dipenda dal fatto che non riescono a trovare un posto di lavoro dignitoso (e spesso anche non dignitoso)? e sì che gliel’abbiamo detto di smetterla di essere choosy.  che dipenda dal fatto che le opportunità di farsi strada nella vita le avete sbarrate in buona misura voi e la vostra cronica disastrosa mancanza di qualsiasi meritocrazia?

se allarghiamo fino agli under 50 l’imbufalimento generale aumenta. perchè quella è gente che sono trent’anni che versa contributi, e molti. e vede la sua speranza di avere un giorno una pensione di anzianità e potersi ritirare per gli anni d’argento sull’isola di ischia a passeggiare al molo la sera con coniuge o gatto o cane o tuttetrenzième dissolversi ogni giorno di più. alla faccia dei sacrifici.

fatela finita.
non siete giovani. siete vecchi. decrepiti.
e quel che è peggio, la vostra età influisce pesantemente sulle decisioni che avete preso, per decenni, e continuate a prendere oggi per il paese.

è inutile girarci attorno: a voi dei giovani non importa nulla.

la vostra visione arriva fino al vostro span di esistenza, che, grazie al cielo non è eterno. anzi, sta ticchettando.

lo standard di vita di questo pianeta non è più sostenibile, e voi a cosa pensate? a fare i conti se voi personalmente la svangate  prima di esalare l’ultimo. Après moi, le déluge. guarda quanto sono furiosa, parlo perfino francese.

grazie, di cuore. per aver causato la bolla finanziaria che ha innescato questa profonda, mortificante crisi. per aver sperperato il denaro che vi siete presi dalle nostre buste paga. per non aver ancora speso invece un euro per individuare fonti di energia alternative, ad esempio, visto che il petrolio ormai è finito. ma altri dieci anni durerà, e quindi a voi cosa importa? se la vedano le future generazioni. quelle senza uno stipendio sicuro. quelli senza contratto. quelli che non gli danno neanche la tessera della biblioteca comunale, figuriamoci un mutuo.

grazie per aver massacrato ogni forma di cultura in regioni intere. per aver spento la luce sulla ricerca. per aver calato le braghe a bruxelles su temi che mettevano in ballo grandi interessi del nostro paese. incompetenza? in parte forse sì. ma ho paura che sia stata più mancanza di impegno.

che tristezza che mi fate. e che rabbia.

per il momento, plus ça change plus ça reste la même chose.

scilipoti ricompare in abruzzo (chissà se ha estinto il mutuo che lo costrinse a votare la fiducia a berlusconi), cosentino minaccia che se non ottiene un seggio in parlamento va dritto in galera e li trascina tutti con sè (e di fronte a una simile minaccia nessuno dice nulla). grillo bacchetta tutti e tuona e fulmina ma poi a parma manco sapevano dove cominciare per creare una giunta. mariomonti, l’uomo meno empatico del pianeta, il più gelido e indifferente che riesco a immaginare, decide che la tattica fornero aveva dato buoni frutti e si commuove in pubblico. dovevano avergli spennellato gli occhiali di cipolla.

…non so più come insultarvi. fatela finita. risparmiateci almeno la mortificazione di vedervi fingere che il futuro di questo paese vi importi anche solo un po’.non-c3a8-un-paese-per-giovani

quello che bisogna concedere loro, è che i nostri politici l’hanno capito che serve un grosso, radicale cambiamento.

il problema è che non hanno capito quanto grande.

brancolano nel buio del dubbio e fanno dei goffi tentativi di lanciare qualche idea rivoluzionaria a poco prezzo, sperando che passi per una grande innovazione e risolva l’impasse.

cambiano il nome ai loro schieramenti. me li immagino mentre tra di loro si confrontano e dicono, ma sì, chiamiamoci in quest’altro modo. magari gli italiani non ci vogliono più votare perchè il nome vecchio non gli piace.

passano ore e ore a visionare dvd della campagna elettorale americana appena conclusa, per rubare strategie e linee guida vincenti. molti hanno lodato l’apertura di obama nei confronti delle coppie omosessuali e dell’elettorato femminile? ecco vendola prendere la parola e dire che lui ha come priorità sulla lista l’accesso delle coppie gay alle pratiche di adozione. e che in caso di vittoria, metà del suo governo sarà composto di donne. mostrando quindi impietosamente come lui stesso sia ancora impelagato in una pozza di luoghi comuni e pregiudizi ormai veramente stantii.  possibile che nessuno si renda conto che stabilire a priori una presenza femminile, un numero vero e proprio, in qualsiasi tipo di attività significa già partire con un pregiudizio? perchè ancora non sento dire invece “il mio governo sarà privo di condannati. non solo: sarà privo di indagati. anzi, di più: sarà fatto di gente onesta. e magari pure mediamente competente” (non sull’agopuntura magari. thank you mr. scilipoti).

qualcuno i giorni scorsi ha lodato il modo in cui negli usa il candidato sconfitto si è immediatamente congratulato con il presidente eletto e si è messo a disposizione per aiutarlo a governare. che poi intenda farlo o meno.

deve aver visto la stessa trasmissione anche bersani, perchè subito dichiara “il mio governo sarà aperto al dialogo con altre forze”. ah sì? anche con matteo renzi?

ieri è andato in onda su sky un confronto tra esponenti del pd che intendono candidarsi alle primarie.

era stato assai pubblicizzato dall’emittemte, e in un paio di occasioni mi era capitata sotto gli occhi un’immagine dei cinque (renzi, bersani, puppato, vendola e tabacci) vestiti da fantastici quattro più silver surfer; l’avevo subito mentalmente derubricata a burla del solito spiritosone online. come quelli che mettono il gatto in testa ad antonio conte, per intenderci (ai quali il gatto io lo metterei addosso ma dopo averlo innaffiato con la gomma del giardino, così imparano).

scopro stamani con orrore che invece il fotomontaggio è opera del pd stesso.

e mi rendo conto che la comicizzazione della politica in questo paese ormai è fuori controllo. questi fanno più ridere di crozza, che invece è diventato uno dei pochi a dire cose di vagamente sensato in tv.

ci siamo capovolti.

cerco di essere più chiara, perchè probabilmente anche voi, come me, faticate a credere ai vostri occhi. questi cinque signori non hanno ravvisato niente di indecoroso a farsi travestire da fantastici quattro (più silver surfer. uno che è sempre stato avulso dalla “famiglia” dei fab four, tanto quanto tabacci peraltro lo sembra dal pd) per reclamizzarsi politicamente.

bersani nei panni di ben grimm, la cosa, l’uomo di pietra (???) col sigaro in bocca. sigaro che appare aver dato alle fiamme dalla cinta in giù  matteo renzi, l’uomo torcia lì accanto. la puppato si traveste da donna invisibile, e senza troppo sforzo. vendola con quella tutina sembra uno di quelli lì di star trek, come si chiamano, quelli con le orecchie a punta, non vegani mannaggia, quelli sono quelli contro le bistecche…insomma avete capito. tabacci-silver surfer sembra un fotomontaggio anche ideologico, oltre che fotografico. nel senso che chiaramente appartiene ad un altro milieu culturale e politico, ha idee e priorità diverse, e non si capisce che ci faccia lì in mezzo.

che tristezza. penso agli uomini politici che hanno governato l’italia nei decenni, e ricordo i loro volti, le loro azioni, i loro sbagli, gli enormi difetti, le colpe. eppure io credo che a giovanni spadolini nessuno avrebbe mai potuto persuaderlo a travestirsi da mister fantastic.

il ministro profumo ha alzato un polverone affermando che dovrebbe essere eliminata l’ora di religione dai programmi delle scuole italiane. o meglio, questo è quello che hanno voluto intendere coloro che hanno poi preso parte attiva al suddetto polverone: in realtà la proposta del ministro è un po’ diversa.

ha ancora senso, dice, nel 2012, in un’italia e in una scuola sempre più multietniche, un’ora di catechismo fatto e finito? perchè di questo si tratta. catechismo. spiegato, quindi, giustamente da sacerdoti.

ora, obietterete che da anni ormai l’ora di religione non è più obbligatoria, è una libera scelta e agli studenti vengono offerte diverse alternative, dal libero studio (leggi: svolgimento dei compiti non svolti a casa per il giorno stesso, nella migliore delle ipotesi. abbiate la decenza di ammetterlo, siamo stati tutti studenti…), allo studio assistito (come sopra ma con un insegnante in cattedra che legge i suoi quotidiani), all’insegnamento di materie alternative (del tipo in-realtà-non-è-chiaro-non-è-che-nessuno-abbia-mai-approfondito-per-davvero),  o in ultima analisi, la libera uscita dall’istituto (lo studente va a sbrigare le sue commissioni? fa la spesa? torna in classe col sacchetto della frutta e verdura?).

in sostanza, la scelta è tra un’ora di catechismo confessionale tout court, e un’ora di tempo libero.

mi corre l’obbligo di sottolineare che stiamo parlando di scuola. l’idea è che chi sta seduto su quelle sedie e appoggia i gomiti su quei banchi dovrebbe apprendere qualcosa. quelli che stanno seduti sulle altre sedie e appoggiano i gomiti sulla cattedra sono lì per far sì che questo accada. per questa missione vengono retribuiti (poco o tanto, ma questa è una questione su cui non vorrei addentrarmi adesso) dal ministero dell’istruzione, anche i sacerdoti. ed è giusto che sia così, se insegnano. ognuno la sua materia, matematica, scienze, greco, disegno. cultura religiosa, ad esempio.

chi può dirlo, magari studiare le religioni del mondo in modo approfondito, evitando le semplificazioni e le banalizzazioni a cui questo studio viene inevitabilmente sottoposto in un paese a forte vocazione cattolica come il nostro (a scanso di equivoci, io sono cattolica. io credo. ma credo anche che l’informazione e la cultura in tema di altre religioni non possa essere considerata opzionale), finirebbe per aiutare tutti ad avere un approccio più rispettoso e più “educato” verso tutte le forme di dottrina esistenti. “educato” proprio in senso letterale: istruito, informato, senza luoghi comuni ridicoli tipo che i tutti i musulmani maltrattano le donne (come se esistesse un precetto islamico che lo caldeggi), o che le ragazze cattoliche non fanno l’amore prima di sposarsi e altre emerite baggianate.

mi piacerebbe vivere in un paese dove la religione non viene trattata con tanta approssimazione, nè la mia nè le altre.

e se davvero decidiamo che saperne di più delle altre forme di dottrina religiosa non ci interessa, allora offriamo almeno a questi ragazzi delle lezioni di etica. un insegnante con i… insomma, un insegnante di tutto rispetto che si sieda davanti a loro alcune volte al mese e che si prenda l’onere di trasferire alle loro menti e ai loro cuori la coscienza che esistono comportamenti oggettivamente giusti e comportamenti oggettivamente sbagliati. la voglia, ai bivi della loro vita, di scegliere per il bene. il grande valore della buonafede. l’amore per la sensazione di coscienza leggera.

molti penseranno che questo tipo di insegnamenti non dovrebbero essere affidati alla scuola, bensì alla famiglia.

è ovvio che nessuno meglio dei genitori può, con il suo esempio, spiegare a un figlio il significato della parola “etica”.

non si tratta di sostituirsi alla famiglia. semmai di affiancarla con lo stesso messaggio, oppure, quando il messaggio in famiglia   sia purtroppo assente o discordante, offrire un ulteriore punto di vista al bambino, al ragazzo.

si tratta di dare eventualmente qualche strumento in più per mettere i giovani in condizione di crescere  avendo come metodo il rifiuto della scorrettezza, delle ingiustizie e dei pregiudizi. maturare comprendendo che scagliarsi contro la disonestà è sacrosanto, scagliarsi contro l’omosessualità invece è una grave forma di prevaricazione, e che tra le due cose c’è una differenza sostanziale.

quanto sarebbe bello anche solo accendere una discussione tra studenti su questioni di principio. le discussioni hanno questo di buono. magari lì per lì ti scanni verbalmente per sostenere il tuo punto di vista, ma quello degli altri inevitabilmente ti si pianta in un angolo del cervello, magari contro il tuo desiderio, ma si ferma lì; perchè le loro parole le hai sentite, e una volta che una cosa l’hai sentita non puoi più non saperla: ti germina nella testa. e magari, solo magari, un pochino ti cambia.

e poi, obiettivamente, non è comunque più utile e più educativo che permettere loro di giocare a briscola sotto il banco mentre un sacerdote invano cerca di interessarli ai riti della penitenza?

chissà, forse un po’ di etica in più farebbe smettere i commessi dell’ikea di ridere tutte le volte che prima di uscire dal negozio riconsegno loro la matitina che ho utilizzato.