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Archive for the ‘scarpe’ Category

non mi piacciono le svendite.

non ho niente contro gli sconti, eh, anzi. ma non sono una compratrice qualunquista.

intendo: se mi serve una camicia o un paio di scarpe, non soltanto la taglia giusta è fondamentale (e vorrei vedere, direte voi) ma non transigo neanche sul colore dell’oggetto dei miei desideri. se un paio di scarpe mi piacciono rosse, e alla svendita il mio numero è rimasto solo in verde, non le voglio, neanche se costano meno.
conosco persone invece che, incapaci biologicamente di resistere a quello che considerano un affarone, si comprano cose che non metteranno mai perchè sono troppo grandi, troppo piccole, troppo rosa fucsia o verde singhiozzo.
queste persone sono la manna dal cielo per le commesse che io definirei le irriducibili (e che mi mettono timore assai): erinni dalle unghie lunghe e miniate, con una scintilla diabolica all’angolo esterno dell’occhio, come i malvagi nei film dell’orrore. quelle che, una volta che sei entrata nel negozio, cominciano con le adulazioni e i tentativi di convincimento prima ancora che tu abbia potuto dire cosa cerchi. che bei piedi signora, starebbero benissimo con tutte le nostre scarpe, nessuna esclusa.
e che appena esci dal camerino con indosso il potenziale acquisto, si affannano, lancia in resta, ad assicurarti che no, non si nota che la gonna è due misure più grande della tua, e che il fastidioso contrattempo creato dal fatto che ti scivola giù dai fianchi alle caviglie al minimo movimento, si può risolvere muovendosi pochino.
alla svendita le decolleté che volevi hanno il numero giusto e il colore sbagliato, o il numero sbagliato e il colore giusto, o il numero e il colore giusti ma del paio di scarpe una non la trovano più, mannaggia. costringendo l’irriducibile, con un triplo carpiato, a suggerirti che se ti risolvessi a girare su una gamba sola tipo chichibio e la gru, oppure ad amputarti un piede, nessuno ci farebbe poi molto caso.

insomma, non vado alle svendite per non essere graffiata da un’irriducibile, e per non essere messa in tentazione di spendere male i soldi.

senza contare che se qualcosa che ho comprato a inizio stagione loro hanno poi deciso di scontarla del 50%…beh, lo ammetto, preferisco non saperlo 🙂

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la giacca di diego della valle contro il maglioncino di sergio marchionne. e dire che qualche anno fa, se mi avessero dato un sassolino per votare l’imprenditore più capace tra i due l’avrei messo nella coppetta di greasy sergio. come avrei sbagliato.

perchè alla prova dei fatti, e premesso che trattasi di realtà diverse, imparagonabili e con storie del tutto dissimili, è un fatto che ricciolo unto, per far quadrare i suoi conti, si è fatto beffe dei lavoratori, dei sindacati, del governo, di confindustria e delle leggi. ha ottenuto agevolazioni con la promessa di non delocalizzare, e poi ha delocalizzato.  ha ridotto sensibilmente le sicurezze, i diritti e il benessere dei dipendenti. questo, ad onor del vero, lo ha potuto fare grazie alla collaborazione imprescindibile del sistema sindacalistico italiano, che riesce sempre nell’ardua impresa, irraggiungibile per i più, di vessare i datori di lavoro su cose di scarsa rilevanza e contemporaneamente mancare in pieno l’obiettivo di tutelare i propri iscritti nei diritti che hanno per legge. l’inefficienza dei sindacati italiani e la miopia che impedisce loro di svolgere la loro reale funzione è ormai ufficialmente imbarazzante.

tutto questo, per poi alla fine non portare neanche a casa i risultati attesi, e mettersi a frignare sui giornali puntando il dito sui tedeschi di volkswagen (fosvaghe, come dice la mia mamma) rei, secondo lui, di rubargli fette di mercato sue (in base a quale diritto, poi?), con una politica di prezzi scontati eccessivamente aggressiva. abbello, verrebbe da dirgli: benvenuto nel libero mercato. nei periodi di contrazione dei consumi o si trovano nuovi clienti o si conquistano quelli degli altri. tu non stai facendo nè l’una nè l’altra cosa, che volemo fà?

tedeschi che hanno, poi, per la cronaca, adottato un approccio del tutto diverso dal suo. maggior attenzione al design dei modelli proposti, grandi garanzie sulle dotazioni di sicurezza, il tutto a un prezzo se non abbordabile, perlomeno accessibile a molti e con un rapporto costi/qualità nettamente positivo. produzione in germania, operai contenti con stipendi aumentati e contratti che li fanno vivere sereni. e, immagino, orgogliosi di appartenere ad un’azienda come quella.

oggi leggo che il dott. diego della valle ha deciso, in ragione del “momento particolarmente difficile”, di regalare ai propri dipendenti un contributo da 1400 euro, un’assicurazione sanitaria e il rimborso della spesa per i libri di testo dei figli.

il primo trimestre del 2012 gli è andato bene, ha aumentato dell’8% i suoi ricavi e ha voluto mostrare così la sua considerazione per i dipendenti e la sua vicinanza alle loro famiglie. gli costerà 7-8 milioni di euro, questo gesto generoso, e bisogna dargliene atto: nessuno se lo aspettava.

da quando si è comprato amauri levandocelo dalla vista ha cominciato a piacermi un po’ di più, e oggi gli riconosco di aver fatto una cosa giusta e bella. lasciate stare il perchè. immediatamente, all’annuncio di questa decisione si è scatenata l’orda dei malpensanti: lo fa perchè si vuole candidare alle prossime elezioni. lo fa per coprire altre magagne delle sue aziende. lo fa perchè vuole delocalizzare su marte appena avrà conferma della presenza d’acqua.

fatela finita, a volte un’azione generosa può anche essere apprezzata così com’è. senza doverla per forza analizzare col luminal e senza volerci costruire sopra ogni sorta di diabolico progetto.

sono sicura che chi fa scarpe alla tod’s oggi cammina a testa alta, sapendo che il suo datore di lavoro ha veramente a cuore l’azienda da capo a piedi, in ogni sua parte, e vuole che prosperi lei e tutti coloro che vi appartengono…

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perchè nella vita puoi anche averla la fortuna di avere al tuo fianco l’uomo che ami follemente e che ti riama in ugual misura (ed è, invero, una gran botta di culo).

ma rimarranno sempre degli angoli della tua anima che lui non potrà comprendere e/o condividere. e che solo le tue amiche conosceranno. e non c’è proprio niente di male: sono cose da ragazze.

ringrazio il cielo per le mie adorate amiche, e ringrazio loro di volermi sempre così tanto bene e di essermi sempre vicine. di essere sempre pronte a discutere scarpe, arredamenti, ricette, uomini e i loro difetti; di darmi consigli su come cavarmela ad essere una sposa passabile, vista la mia inesperienza sul campo; le ringrazio per i sorrisi che abbiamo condiviso e per quando ci siamo asciugate le lacrime a vicenda.

inutile che vi nomino una a una: voi lo sapete chi siete. senza di voi sarei una ragazza meno felice 🙂

siamo principesse :0)

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discreto, eppure innegabilmente sexy: il segreto del fascino di quelle scarpe con un tacco molto sottile ma basso, diciamo tra i tre centimetri e i cinque, massimo sei. il kitten heel, appunto.

perchè parliamoci chiaro: facile ammaliare e turbare le menti con 12 o più centimetri di stiletto sotto i talloni. dondolando su lunghi e sottili tacchi e guardando il mondo da lassù la prospettiva è quasi inebriante. (posso per inciso dire anche che non ho una gran passione per le spesse piattaforme che ormai tutti gli stilisti piazzano sotto le punte per poter alzare ulteriormente la misura del tacco?  mi fanno un’impressione un po’ sgraziata. thankyouverymuch)

tacchi senza piattaforma (belli)

tacchi con piattaforma (meno aggraziati) (secondo me)

però occorre che ci rendiamo conto che una cosa è la serata fuori, che ne so, la cena e bicchiere della staffa con gli amici, o con un bel fustacchione.

diverso è quello che fa piacere avere ai piedi per un’intera giornata lavorativa. o in fiera (sorry, sindrome da vinitaly incombente). o a passeggio per le calli di venezia.

con certi tipi di abbigliamento va bene tutto. e difficilmente troverete qualcuno che possa negare quanto siano deliziosi certi mocassini

con i bermudini al ginocchio e la camicia. o certe scarpe sportive che portano con sè una ventata di vintage e ci ricordano la nostra adolescenza…

ma le calzature femminili sono altra cosa. se è di femminile che stiamo parlando, allora occorre ingegnarsi un po’.

il super flat è tenero, e va bene come ciabattina casalinga. ma a voler essere onesti paperizza un pochino la camminata di chiunque, anche di una modella. e non fa miracoli per sfinare polpacci e caviglie. e i polpacci e le caviglie di noi donne umane, di un aiutino beneficiano sempre volentieri 🙂

oltretutto non so a voi, ma a me le ballerine alla lunga fanno venire mal di schiena.

che ci resta? siamo perdute? siamo condannate a una vita di  tacco basso e grosso, tipo quelle delle scarpe delle monache??? (e a questo punto portiamo tutti le mani alle guance, spalanchiamo gli occhi e gridiamo “oh, noooooo”!)  serene, fanciulle: la nostra salvezza si chiama kitten heel.

basso, ci difende dalle vertigini delle scarpe più estreme.

per la sua discrezione è immune a qualsiasi sopracciglio alzato e critico già dalle prime ore del mattino.

non affatica le nostre gambe e quindi può essere indossato anche per molte ore senza effetti collaterali.

il tacco è sottile e generalmente collocato al centro del tallone, garantendo quindi l’effetto camminata incerta pur senza l’altezza del tacco. e noi ragazze sappiamo quanto quell’effetto sia importante 🙂

erano le scarpe preferite di una perfezione incarnata come audrey hepburn, e già questo dovrebbe bastarci 🙂

le kitten di uno che tra i primi le ha rilanciate, manolo blahnik

ok, ignorate il leopardato: tamara mellon spesso eccede. concentratevi sul tipo di scarpa...

non di sole suole rosse vive la donna, ma perchè no?

guardate che carine queste di ancarani, uno dei miei shoe designer favoriti di recente...

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ragazze, ragazze, ferme tutte. ma vi devo dire proprio tutto? siete la mia disperazione.

il 9 luglio si è svolta a mosca la gara di corsa sui tacchi (minimo 9 cm), di cui vi posto sia due scatti, sia un video. guardate il video, e poi mi dite cosa ne pensate.

suggerisco di passare sopra sulle espressioni da giaguare un po’ anni ’80 che le donzelle sfoggiano davanti alla telecamera appena inquadrate (è straordinario come l’espressione da giaguara riesca a farmi entrare in antipatia qualsiasi donna istantaneamente. giuro che non è gelosia o antagonismo: è proprio fastidio verso il genere “io-con-questo-sguardo-e-queste-espressioni-e-questi-leggings-leopardati-me-li-rigiro-tutti”). e sulla compassione che suscitano gli stratagemmi che hanno studiato per tenersi le scarpe attaccate ai piedi nella corsa, compreso fasciarle con dei foulard o dei nastri legati alle caviglie.

l’unica cosa positiva di questo video è che spesso capita di vedere alcune di queste balorde schiantarsi sull’asfalto faccia in avanti. che poi è quello che è giusto che capiti, diamine. non si maltrattano così le scarpe da femmina. non si maltratta così la femminilità. ma che ve lo dico a fare, le giaguare pensano di essere femminili e invece confondono la giaguaraggine con la femminilità. vergogna, tutte bocciate e a lezione di recupero.

come si distingue una femmina da una giaguara? ci sono un milione di risposte a questa domanda. ma se avete bisogno di una cartina al tornasole che senza tante analisi vi permetta di dire se a o b, beh, facilissimo. chiedetevi: ha amiche donne? ma amiche amiche, intendo: quelle per cui ci si taglia un braccio, si fanno millemila chilometri in auto, si raccontano le bugie alla mamma, e capita anche che ci si lasci volontariamente far del male per il suo bene. se la risposta è no, voilà. giaguara in bellavista.

certe scarpe sono fatte per dondolare, attrarre lo sguardo e dare a noi ragazze infine, anche (perchè no?) quell’aria vagamente traballante e bisognosa di protezione. non per correrci la staffetta con testimone. vi darei il testimone in testa, asine. e basta fare le facce da giaguare.

 

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avete presente le caratteristiche che la tradizione popolare attribuisce rispettivamente al cervello maschile e a quello femminile? tipo le donne hanno maggior facilità all’espressione verbale (leggi, chiacchierano di più) gli uomini di meno; lei si accorge dall’espressione del volto di una persona se qualcosa non va, a lui nasce il sospetto quando vede le lacrime; lui ha un buon senso dell’orientamento, lei si perde anche nel suo quartiere; lui coglie immediatamente la visione d’insieme delle situazioni, a lei quella sfugge ma ne conosce ogni dettaglio con precisione millimetrica. luoghi comuni? a volte ovviamente sì, ma secondo molti neuropsichiatri possono essere anche atteggiamenti motivati dalla diversa conformazione dei due cervelli e quindi avere un qualche minimo fondamento. come dire, è vero che io sono multitasking e tu no, amore mio. ma non è colpa tua. è che hai il cervello più asimmetrico 🙂

comunque tutto ciò per dire che in linea generale il pressapochismo difficilmente è un difetto che venga avvicinato al cervello femminile, con tutte le debite eccezioni che vi staranno venendo in mente. le donne non sono quelle che d’abitudine ragionano un tanto al chilo, per capirci. e lo hanno dimostrato di nuovo. attente ai dettagli e perfezioniste fino in fondo.

signori e signore (più che altro signore), vi presentiamo la nuova tendenza direttamente da niu iorc siti, la palestra con il corso di “stiletto strenght”, il cui scopo è allenare i muscoli delle partecipanti a muoversi in maniera seducente e indolore anche su tacchi da 12 o 15 centimetri.

in cosa consiste questa disciplina? tanto per cominciare nello stiletto stretching, tecnica appunto di stretching da svolgere indossando alti e sottili tacchi invece delle consuete adidas… 🙂  serve ad allungare e tonificare la muscolatura rendendo le gambe più aggraziate e sensuali, nonchè migliorare la postura. (pagherei per vederle…)

poi si passa alla “virgin dance”, che si concentra sui movimenti del bacino, per imparare a muoversi e coordinarsi con maggior scioltezza e grazia. (hahahahahahahaha. scusate)

e per finire, la pièce de résistance: il “boobs pump”, un nome un programma, l’allenamento mirato a tonificare i muscoli del seno.

dunque, i benefici dell’attività fisica sono la prima a sostenerli, e lo sapete. ma mi viene da sorridere e da chiedermi quali siano le motivazioni di chi si iscrive ad un corso dall’allenamento così…come dire…focalizzato. di certo non il benessere fisico…  🙂

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