Feeds:
Articoli
Commenti

Archive for the ‘drinks’ Category

chiamateci come volete, ma o prima o poi, per favore, prendete atto del fatto che esistiamo e che anche noi dobbiamo dissetarci.

sto parlando di coloro che, come me, nel loro tempo libero (specifica, da parte mia, questa, necessaria: professionalmente a volte mi trovo a fare assaggi e a dare il mio parere, ma quello è lavoro) non amano bere bibite alcoliche. non di abitudine, almeno.

come sia possibile che una distillatrice, appena smessi i panni della suddetta e rientrata a casa, si trasformi in una bionda che funziona a te verde, succo di mela e, se l’occasione richiede un sonoro let’s get crazy, si tuffa nelle bollicine di un  chinotto ecor, questo io non ve lo so spiegare. non so come sia successo: l’unica possibile spiegazione che mi si affaccia alla mente è che io sia vittima di una patologia tipo quella di obelix con la pozione magica. forse sono caduta in una barrique da neonata, e da allora le alte gradazioni hanno perso il loro fascino ai miei occhi. pure le basse, a dire il vero.

non sono astemia: svolgo il mio lavoro senza mai fare un passo indietro. e nelle occasioni veramente speciali mi unisco ai brindisi con immensa gioia. ma per me l’alcol è un’eccezione e non la regola.

non penso di essere la sola in tutta l’italia. eppure, quando si va al ristorante, appare subito chiara una cosa.

o i produttori di bevande analcoliche pensano che io sia l’unica.

o pensano che coloro i quali a tavola non bevono vino, obbligatoriamente debbano essere contenti di bere sempre e solo acqua. e questa è un’ingiustizia terrificante: perchè agli enofili viene consegnata una carta dei vini con molte possibilità, cosicchè possono scegliere sulla base di quello che mangiano e di quello che è il loro desiderio in quel momento, e a noi invece viene offerta solo la scelta con gas o senza gas?

oppure ci stanno proprio platealmente ignorando, colleghi analcolici.

è mai possibile che nessuna azienda sia riuscita a studiare una linea di prodotti bevibili anche ai pasti, non eccessivamente zuccherosi ma caratterizzati a sufficienza da poter ingolosire più di una bottiglia da 0,7 di acqua naturale? magari col tempo si potrebbero addirittura studiare gli abbinamenti, come dicevo (scherzando ma mica troppo) alla mia amica chiara l’altro giorno: con la battuta al coltello ci vuole un chinotto. l’aranciata, più agrumata,  (non dolciosa però) può invece accostarsi agli spaghetti con le acciughe.

come può essere che nessuno abbia pensato a formare delle persone nella degustazione delle bibite analcoliche? esistono sommeliers del vino, dell’acqua, dell’olio, del tè. perchè non della gazzosa?

enrico nera mi ha chiesto di fare l’analisi sensoriale di una bibita per lui e io lo vorrei tanto fare. so di avere l’esperienza adatta, di aver bevuto un numero incalcolabile di bibite, e con attenzione. è un peccato però che non esista un metodo di valutazione codificato e uguale per tutti, come c’è per i vini. mi aiuterebbe a esprimere le mie opinioni.

…mica penserete che le bibite siano tutte uguali??? 🙂

 

sublime

sublime

Annunci

Read Full Post »

tasseranno le bevande gassate zuccherate.

d’altra parte, dopo aver portato la benzina a sfiorare i due euro al litro dovevano per forza cercare un altro osso da spolpare, altrimenti entro un mese avrebbero visto la coda fuori dal cancello di ogni venditore di auto. e pletore di italiani che, stanchi di essere dissanguati, rinunciano a quella comodità, la vendono e cercano soluzioni alternative. sospetto che questo scenario non farebbe  miracoli per la sopravvivenza del settore automobilistico. marchionne dovrebbe vendere i maglioncini e ridursi a girare in camicia nei freddi inverni di detroit.

l’alcol e il fumo li hanno tassati ripetutamente in questi anni. lo faranno anche questa volta, ma non basta più.

e quindi? si sono riuniti tra loro e hanno riflettuto e riflettuto per giorni e giorni. poi l’idea geniale: selezioniamo altri comportamenti impopolari agli occhi dell’opinione pubblica, magari potenzialmente dannosi per chi li mette in atto. così i tassati non potranno contare su molta solidarietà, anzi, verranno messi alla gogna, e noi faremo un bel po’ di soldi.

“già- avrà detto uno di loro- ma se tassiamo ulteriormente il fumo c’è il rischio che in troppi debbano smettere e questo ci porti a un dannoso calo di entrate dal monopolio”. “se vietiamo i videopoker e le slot machines, come faremo senza quel pozzo di soldi che ne ricaviamo?”, avrà osservato un altro. “niente panico- sento scandire calmo e sicuro il genio di prima- facciamo come al solito. un colpo al cerchio e uno alla botte. i videopoker li vietiamo a 500 metri dalle scuole. tanto che cambia? il grosso dell’utenza non sono i pupetti: e poi comunque anche i pupetti girano per la città, mica stanno inchiodati fuori della scuola.”

“e che ne dite di tassare i cibi ipercalorici e le bevande gassate? anche quelli sono malvisti da una grossa fetta di popolazione, e sono tutti beni di largo comsumo, quindi ci potrebbero fruttare parecchio”. “naaaaa- dice un altro, quello con un superstite ologramma di coscienza- questa è troppo grossa. come la motiveremmo ai cittadini?” “nel solito modo. che lo facciamo per il loro bene. per la loro salute. che siccome non si sanno regolare da soli, ci pensiamo noi a mettere i paletti. risultato: piovono denari nelle nostre casse e l’opinione pubblica ci osanna perchè ci occupiamo del benessere della popolazione”.

vietare, vietare, vietare.  ho l’impressione che, rispetto a quando ero piccina io, i divieti si siano moltiplicati esponenzialmente. e i problemi, anzichè migliorare, sono molto peggiorati.

quando avevo 16 anni e, ve l’ho già raccontato, scoprii che in california i miei coetanei consideravano ubriacarsi una forma di divertimento in sè, ne rimasi sconcertata. in italia non c’era una soglia di età per accedere al bicchiere di vino a tavola. era il buonsenso e la tradizione di famiglia a decidere (non guardate me 🙂  ) e nessuno dei miei amici si sarebbe mai sognato di farlo deliberatamente. in usa il divieto era in vigore, per i minori di 18 anni; e faceva scattare istantaneamente  il desiderio di trasgredire.

la realtà è che una via per aggirare controlli e divieti, in europa come oltreoceano, la si trova sempre. la fantasia non ha limiti. se non vengono venduti gli alcolici ai minori di 18 anni, si incaricherà un fratello maggiore di provvedere per tutti. se il test del palloncino è il nemico, l’alcol verrà assunto versandoselo negli occhi: tanto quel che conta è l’effetto sballo, no? chi se ne frega di berlo. di quale dimostrazione abbiamo ancora bisogno per capire che non è questa la risposta?

l’educazione è la risposta.

tassatele pure, le bevande gassate. se le madri dei bimbi obesi non hanno ritenuto di contingentargliele finora e di mandarli a fare ginnastica al pomeriggio, davvero credete che non cederanno, pur con sacrifici, davanti alle lamentele e ai rumorosi capricci della loro robusta prole? guadagnerete molto denaro, questo sì. ed essendo questo il vostro scopo, direi che è un successo completo.

ma fate un passo indietro e riflettete seriamente su questa domanda: è davvero giusto che l’educazione venga impartita per legge?

ah, e poi, fatemi il piacere: questa ipocrita bufala della nostra salute…insomma…avete capito 🙂

 

Read Full Post »

non sono una persona indiscreta, e giuro che non lo farei mai con regolarità.

solo una volta, un giorno nella vita, mi piacerebbe essere una mosca. e vedere coi miei occhietti moscosi e sentire con le mie orecchiette moscose cosa dicono e cosa fanno gli uomini quando noi non ci siamo.

ogni tanto provo a immaginarmi le conversazioni di fede con matteo, il suo adorato amico d’infanzia, o marco, il suo amatissimo “partner in crime”, o beps e ivano, suoi insostituibili compagni di merende, o mio fratello (nonchè suo cognato e anche l’altra metà della bottiglia di vino a tavola, visto che chiara e io non beviamo).  mentalmente scarto le ipotesi che mi sembrano più inverosimili.

che parlino di calcio? naaaa. tra l’altro matteo e beppe sono della juve come me, e a mio marito parlare con i gobbi fa venire l’orticaria.

di auto? lo escludo. per lui un’auto è un attrezzo che ha quattro ruote, si accende con una chiave e serve per andare in autostrada dal posto a al posto b.

di donne con toni pecorecci? l’idea mi fa abbastanza sghignazzare. ma cerco di visualizzarli, le adorabili canaglie, nell’atto di farlo, e proprio non funziona. non quadra. come se vi chiedessi di visualizzare wojtyla che svaligia una banca a mano armata. non fa parte della loro vita, della loro natura, insomma, è una tessera di puzzle che non si incastra. appartiene a un puzzle diverso.

e allora di cosa? aiutatemi voi.

perchè l’unica cosa che a questo punto mi viene in mente, è un atroce sospetto.  🙂

sospetto che anche in assenza di mogli e altre gentili donzelle, l’argomento che infiamma i cuori di questi umarell qua, sia lo stesso che li infiamma in nostra presenza.

…calici di vino ineffabili, e prelibatezze da mangiarci insieme 🙂

ma sono gli uomini della mia esistenza a essere del tutto atipici e a provenire da una bizzarra galassia epicurea, o qualcun altro vuole alzare la mano?

vi prego, ditemi la vostra, significa molto per me 🙂

un premio a chi riconosce questa vigna (ormai la riconosco perfino io)

 

Read Full Post »

il vinitaly è finito e io ho fatto il mio dovere.

ho assistito a una quattro giorni di persone esperte (alcune più, altre meno…) che degustavano (altre tracannavano, per la precisione) bevande alcoliche di ogni genere.  ho ascoltato quelli che per percepire meglio le varie sfaccettature facevano un risucchio rumoroso ad ogni sorso. ho trovato la forza di prestare attenzione ai multicolori aggettivi che i più eclettici adoperano per descrivere le sfumature di sapore. non ho vacillato neanche quando qualche produttore particolarmente ispirato dipingeva i suoi vini con tratti antropomorfi, e li pensava non come fonte di emozione per i loro fortunati bevitori, bensì dotati di emozioni essi stessi.

e non ho mai, non dico riso, ma neanche fatto un sorrisetto.

ora restituite il favore, per cortesia: il primo che ride lo costringo a cibarsi dei panini della fiera per un mese.

sto reclutando veri appassionati per fare il primo panel super-scientifico di analisi sensoriale di bibite analcoliche. veri appassionati e intendo veri. non gente che conosce solo coca cola-fanta-sprite. astenersi bevitori di the freddo nestea.

attenzione: non analcolicofighetti. non di solo fentiman vive l’uomo, insomma.

se avete bevuto la loro rose lemonade o l’honestea moroccan mint, fantastico: questo però non autorizza a sparare a zero in modo acritico su tutte le bibite di più facile reperimento solo in quanto tali.

cominceremo, come forma di omaggio alla bibita preferita del presidente del team di degustatori, cioè io, col chinotto.

tutti i chinotti in circolazione, alla cieca. due diverse degustazioni, la prima all’apertura delle bottiglie, la seconda 12 ore dopo. perchè è quando svanisce la barriera protettiva dell’anidride carbonica che cascano i palchi, secondo me. e  si svelano pregi e difetti in modo più evidente. un po’ come con l’alcol e i superalcolici: il profumo o la puzza di un distillato la senti in modo più autentico a bicchiere svuotato, rispetto a quando c’è l’alcol a parziale bastione. (vi prego non fate quella cosa di strofinarvelo sulla mano, è veramente orrenda) (guai a chi si strofina sulla mano il chinotto).

prometto che non faremo sorsi rumorosi, che non diremo mai che è un “bel” chinotto (semmai buono) e non ci servirà la sputacchiera.

volete candidarvi? oppure anche soltanto segnalarci qualche marca di chinotto da inserire nel novero, in modo da assaggiarne il più possibile?(o di altre bibite, per il futuro?)

Read Full Post »