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Archive for the ‘attualità’ Category

sono dieci giorni, eh, che vi sentite fare auguri di buon anno.

dieci giorni minimo: perchè i temerari che sfidano l’opinabile, ma non per questo meno legittima, superstizione altrui e cominciano a far gli auguri di buon anno prima che il vecchio sia finito non mancano mai. un po’ come gli ebeti che si feriscono coi botti. tra l’altro, entrambe categorie che proliferano alla fine dell’anno, chissà se c’è un motivo.

ho accumulato dalle persone a me care (e anche da alcuni imbucati con i quali la confidenza è minore di quanto sembrino pensare) auguri di ogni bene, di felicità, di amore (vi piace vincere facile, bravi. sapete di poter contare sul fatto che sono innamorata fracica), di salute e prosperità (uno addirittura di “prosperosità”. forse mi augura di farmi una mastoplastica additiva). di successo, di serenità: roba che se si avvera anche solo il 5% io sto a posto tutto l’anno.

e poi mi sono chiesta: fatti salvi questi auspici, che sono senza dubbio quelli basilari per un anno felice (e ringrazio gli auspicianti con tutto il cuore ricambiando vos meilleurs voeux), che cosa posso augurare io? a me stessa e agli altri.

la prima cosa che auguro è di essere circondati in questo nuovo anno da amici-da-giorni-belli.

sfatiamo i luoghi comuni, non è vero che i veri amici si vedono nel momento delle difficoltà. la mia esperienza mi dice che molta gente trova assai più facile e appagante starti vicino quando soffri; li fa sentire generosi e in quel frangente, parliamoci chiaro, non costituite una minaccia alla loro autostima. offrirvi una spalla per loro è più rilassante che battervi un cinque alto quando una cosa vi va dritta. perchè l’invidia è una brutta bestia.

ma se avete un amico che è in grado di gioire con voi in modo autentico, perchè il vostro bene è la sua felicità, beh potete credermi, non vi volterà le spalle nelle giornate di pioggia.

perciò auguro a me e a voi tanti amici da momenti felici. e tanti momenti felici per poter godere dell’esistenza dei suddetti  🙂

la seconda cosa che auspico è una mente aperta e pronta ad accogliere le sfide.

tra i topolini di spencer johnson non voglio essere uno di quelli che muoiono di fame perchè il loro formaggio è stato spostato, o che si sfiniscono a furia di lagnarsi perchè non lo trovano più. ti prego, anno nuovo: aiutami ad essere uno di quei topolini che aguzzano le narici (lo so, di solito si aguzza la vista ma si potrà ben aguzzare anche l’olfatto no???? del resto qui si parla di formaggio, e un pezzo di camembert è più facile odorarlo che vederlo) e trovano nuove fonti di vita e di soddisfazione.

terzo ed ultimo augurio: che la mia (e vostra) parola sia sacra, che l’etica sia la nostra misura, che la coerenza (occhio, non la pervicacia) guidi ogni nostro passo.

anno nuovo, aiutami non avere mille pesi e mille misure. a rappresentare una certezza per le persone che amo, e anche per gli imbucati.

a essere il tipo di donna di cui il mio celeste creatore un po’ si bulli, quando parla con altri, o almeno non se ne vergogni.

ah, e un’ultima cosa.

anno nuovo, ti prego, fai in modo che non debba più vedere uomini che vanno in giro con la giacca e le scarpe da ginnastica.

sei un tesoro,  grazie!!!!

buon anno a tutti

buon anno a tutti

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da imprenditore conosco molto bene ormai la sensazione opprimente di un mercato sempre più in contrazione, di un paese che spreme i cittadini e le imprese come limoni e di non vedere la luce in fondo al tunnel.

a volte fare impresa diventa un esercizio di autocontrollo e di ottimismo spericolato. questo momento storico è una di quelle volte.

ci sono state due cose nell’ultimo mese che hanno contribuito ad accendere una scintilla nelle mie speranze, anzi due persone. anzi, due amici, che,  ognuno a modo suo, hanno avuto coraggio e hanno deciso di guardare oltre quello che ci circonda in questo momento.

giuseppe di martino ha deciso di non lasciare che il pastificio amato, storico pastificio del salernitano, dopo il fallimento finisse in mano a investitori stranieri, o che lasciasse a casa tutti i suoi dipendenti. non ha preferito stare fermo a guardare, comodamente seduto alla sua scrivania, pontificando e pensando solo a correre meno rischi possibile. lui ha messo sul piatto quello che serviva a riscattarlo. contro ogni voce popolare di questa fase storica. contro, se vogliamo, ogni luogo comune. contro, forse, la prudenza pigra dei paurosi.

i dipendenti conserveranno il loro posto di lavoro e da subito verranno fatti i necessari investimenti per ottimizzare la produzione e rilanciare questo marchio.

giuseppe di martino ha solo un difetto, ossia la squadra per cui fa il tifo. napoli. :-)

giuseppe di martino ha solo un difetto, ossia la squadra per cui fa il tifo. napoli. 🙂

sempre giuseppe anche il secondo bagliore di speranza, e sempre amico mio. ma stavolta parlo di modena e di giuseppe palmieri, noto agli appassionati di alta cucina per essere il sommelier nonchè la colonna portante dell’osteria francescana di massimo bottura.

conosco quest’uomo e posso garantire che già così lavora come un pazzo. deve aver fatto caso che gli restavano 3 ore libere su 24, e siccome ha l’argento vivo addosso e da piccolo è cresciuto mangiando pane di matera (più ricostituente rispetto ad altri pani, evidentemente) ha deciso che voleva ricreare una bottega come c’erano quando era piccino.

una bottega che offra alla clientela salumi, pane, olio, aceto, sottoli, alimentari insomma, di alta qualità. che permettano a chi andrà a fare la spesa lì di cibarsi di cose buone e sane, e servite con un sorriso sulle labbra. ma sei matto? si è sentito dire da ogni lato. è un brutto momento. chiudono tutti.

non sono riusciti a spegnere il suo entusiasmo.

“panino” si chiama il nuovo locale, e aprirà tra pochissimi giorni. inutile dire che a beps e ai suoi collaboratori va il mio miglior in bocca al lupo. fede e io andremo a fare la nostra prima spesa lì appena un giorno di ferie ce lo permetterà 🙂

la locandina di beppe palmieri "panino". beppe non ce l'ha il difetto di giuseppe di martino. il suo secondo nome è "sololajuve"

la locandina di beppe palmieri “panino”. beppe non ce l’ha il difetto di giuseppe di martino. il suo secondo nome è “sololajuve”

insomma, solo poche righe per condividere questo sberlone di ottimismo con tutti voi. a me ha fatto un gran bene e ringrazio i miei amatissimi giuseppi.

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ammappete, dal 22 luglio non scrivo nulla…insomma più o meno da quando abbiamo fatto i nostri dieci giorni di ferie prima di venire travolti dal ciclone latash, la nostra cucciola di labrador cioccolato. cioccolato non vi tragga in inganno: è solo la sfumatura di colore del manto, non indice di una coccolosità particolare nel carattere.  per quello si sarebbe dovuta chiamare attila 🙂

non c’è che dire, tra attila/latash e il lavoro poi è stato tutto un po’ frenetico.

ma ormai natale si avvicina, e non me la sono sentita di abbandonarvi tra le grinfie di qualche commesso/a motivato a spennarvi per regali di natale senza uno sprazzo di genialità, senza un minimo di originalità. mica vorremo fare delle brutte figure con parenti e amici cari????

e quindi, come faccio d’abitudine, ho selezionato alcune idee che vi potranno essere utili. con regali così, potete star sicuri che i vostri amati non vi dimenticheranno mai.

cominciamo con gli oggetti a tema natalizio. prendiamo ad esempio le decorazioni da giardino! mica vorrete anche voi accodarvi alla pletora di pecoroni che esibiscono babbi natali arrampicanti e renne luminose…

unico al mondo, il dinosauro natalizio luminoso

unico al mondo, il dinosauro natalizio luminoso

volete mettere un dinosauro travestito da babbo natale? chi, chi al mondo ce l’ha? nessuno. solo il fortunato a cui lo donerete. io lo metterei nel nostro giardino con somma gioia, ma i cavi elettrici sono diventati un po’ un problema da quando latash ha preso a tranciarli di netto coi suoi dentini santi.

per gli amici natalisti più inesorabili, direi che niente sarebbe meglio della copertura per il bagno fatta a santa claus 🙂

copri bagno natalizio

copri bagno natalizio

mentre per l’amica super fashion, non ci sono dubbi.

vestito super fashion a forma di albero di natale

vestito super fashion a forma di albero di natale

l’abito a forma di oh tannenbaum oh tannenbaum deve essere suo 🙂

per le ragazze trendy le scarpe sono un regalo sempre gradito.

date ad una vostra amica il brivido di non poter passare inosservata nè dai grandi nè dai piccini, con le scarpe di lego

decolleté di lego

decolleté di lego

la vostra più cara amica soffre per la forma o l’inclinazione del suo naso e non può permettersi una rinoplastica (e neanche voi vi potete permettere di offrirgliene una?) abbiate fede: portando con costanza 20 minuti al giorno questo simpatico strumento

raddrizza naso

raddrizza naso

per il resto della sua vita, probabilmente stecchirà con un nasino alla francese. forse. deve solo giungere a patti con la sensazione di avere due specie di cottonfioc dentro alle narici.
d’altra parte, chi bella vuole apparire, molto deve soffrire.

o no?

se i vostri amici maschietti vogliono apparire belli ma sono alla ricerca di una scorciatoia, niente li renderà più felici della maglietta che scolpisce e modella i loro gracili fisici…

maglietta con incluse protesi di pettorali, bicipiti e tricipiti

maglietta con incluse protesi di pettorali, bicipiti e tricipiti

oppure, per chi subisce il fascino del facial hair ma non ha cominciato a coltivarli per tempo, ecco la scorciatoia numero 2, ossia la barba gonfiabile

barba folta in 30 secondi!!!

barba folta in 30 secondi!!!

vostro marito è smemorato e dimentica il giorno del vostro anniversario? questo anello

anello autoriscaldante

anello autoriscaldante

ha la prerogativa di poter essere programmato sulla data della ricorrenza, e di autoriscaldarsi nei giorni precedenti, per fare in modo che il villano si ricordi che deve comprarvi un cadò. se nonostante tutto lui ignora le avvisaglie, durante il giorno ics la vera si riscalderà ogni 15 minuti, fino a provocare un’autocombustione se voi mogli non lo disinnescate una volta ricevuti auguri, fiori e tuttilrestappresso 🙂

se dovete comprare un regalo per qualcuno a dieta, beh, niente potrà mai rivaleggiare col magnete attira grassi,

magnete attira grassi

magnete attira grassi

un simpatico apparecchietto che avvicinerete al vostro tiramisù, o alle lasagne, e lui, come per incanto, assorbirà tutti i grassi dal piatto lasciandovi lì a gustarvelo in santa pace. jingle bells,  jingle bells.

oppure prendiamo spunto dagli hobby . che ne so, ad esempio, qualcuno ama andare in bici?

bici con minibar

bici con minibar

quanto di più si godrà i suoi giri se potra inframmezzarli con qualche gin tonic?

conoscete qualche griller?

sgabello burger

sgabello burger

non sapranno resistere a questo complemento d’arredo!

per i maniaci degli smartphone ho due proposte: una è la camicia da indossare che all’interno è rivestita in microfibra, in modo da poter pulire efficacemente gli schermi touchscreen (costantemente ditati)

camicia pulisci-screen

camicia pulisci-screen

se invece quello che volete è un effetto pirotecnico, un modo per non poter passare inosservati, un tocco di design che tutti vi invidieranno, non cercate oltre. il regalo giusto è la custodia per iphone a forma di aragosta

comoda: sta dappertutto

comoda: sta dappertutto

cercate una sfumatura green oppure gourmet per la vostra cancelleria? cosa meglio delle penne fatte a fili d’erba

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o portapenne a forma di piadina romagnola?cargocollective-450x300

insomma, le idee mi sembra che ci siano. anche i casi più difficili li dovreste poter sistemare.

in caso di panico, chiamate e arriverò in vostro soccorso 🙂

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non mi piacciono le svendite.

non ho niente contro gli sconti, eh, anzi. ma non sono una compratrice qualunquista.

intendo: se mi serve una camicia o un paio di scarpe, non soltanto la taglia giusta è fondamentale (e vorrei vedere, direte voi) ma non transigo neanche sul colore dell’oggetto dei miei desideri. se un paio di scarpe mi piacciono rosse, e alla svendita il mio numero è rimasto solo in verde, non le voglio, neanche se costano meno.
conosco persone invece che, incapaci biologicamente di resistere a quello che considerano un affarone, si comprano cose che non metteranno mai perchè sono troppo grandi, troppo piccole, troppo rosa fucsia o verde singhiozzo.
queste persone sono la manna dal cielo per le commesse che io definirei le irriducibili (e che mi mettono timore assai): erinni dalle unghie lunghe e miniate, con una scintilla diabolica all’angolo esterno dell’occhio, come i malvagi nei film dell’orrore. quelle che, una volta che sei entrata nel negozio, cominciano con le adulazioni e i tentativi di convincimento prima ancora che tu abbia potuto dire cosa cerchi. che bei piedi signora, starebbero benissimo con tutte le nostre scarpe, nessuna esclusa.
e che appena esci dal camerino con indosso il potenziale acquisto, si affannano, lancia in resta, ad assicurarti che no, non si nota che la gonna è due misure più grande della tua, e che il fastidioso contrattempo creato dal fatto che ti scivola giù dai fianchi alle caviglie al minimo movimento, si può risolvere muovendosi pochino.
alla svendita le decolleté che volevi hanno il numero giusto e il colore sbagliato, o il numero sbagliato e il colore giusto, o il numero e il colore giusti ma del paio di scarpe una non la trovano più, mannaggia. costringendo l’irriducibile, con un triplo carpiato, a suggerirti che se ti risolvessi a girare su una gamba sola tipo chichibio e la gru, oppure ad amputarti un piede, nessuno ci farebbe poi molto caso.

insomma, non vado alle svendite per non essere graffiata da un’irriducibile, e per non essere messa in tentazione di spendere male i soldi.

senza contare che se qualcosa che ho comprato a inizio stagione loro hanno poi deciso di scontarla del 50%…beh, lo ammetto, preferisco non saperlo 🙂

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chiamateci come volete, ma o prima o poi, per favore, prendete atto del fatto che esistiamo e che anche noi dobbiamo dissetarci.

sto parlando di coloro che, come me, nel loro tempo libero (specifica, da parte mia, questa, necessaria: professionalmente a volte mi trovo a fare assaggi e a dare il mio parere, ma quello è lavoro) non amano bere bibite alcoliche. non di abitudine, almeno.

come sia possibile che una distillatrice, appena smessi i panni della suddetta e rientrata a casa, si trasformi in una bionda che funziona a te verde, succo di mela e, se l’occasione richiede un sonoro let’s get crazy, si tuffa nelle bollicine di un  chinotto ecor, questo io non ve lo so spiegare. non so come sia successo: l’unica possibile spiegazione che mi si affaccia alla mente è che io sia vittima di una patologia tipo quella di obelix con la pozione magica. forse sono caduta in una barrique da neonata, e da allora le alte gradazioni hanno perso il loro fascino ai miei occhi. pure le basse, a dire il vero.

non sono astemia: svolgo il mio lavoro senza mai fare un passo indietro. e nelle occasioni veramente speciali mi unisco ai brindisi con immensa gioia. ma per me l’alcol è un’eccezione e non la regola.

non penso di essere la sola in tutta l’italia. eppure, quando si va al ristorante, appare subito chiara una cosa.

o i produttori di bevande analcoliche pensano che io sia l’unica.

o pensano che coloro i quali a tavola non bevono vino, obbligatoriamente debbano essere contenti di bere sempre e solo acqua. e questa è un’ingiustizia terrificante: perchè agli enofili viene consegnata una carta dei vini con molte possibilità, cosicchè possono scegliere sulla base di quello che mangiano e di quello che è il loro desiderio in quel momento, e a noi invece viene offerta solo la scelta con gas o senza gas?

oppure ci stanno proprio platealmente ignorando, colleghi analcolici.

è mai possibile che nessuna azienda sia riuscita a studiare una linea di prodotti bevibili anche ai pasti, non eccessivamente zuccherosi ma caratterizzati a sufficienza da poter ingolosire più di una bottiglia da 0,7 di acqua naturale? magari col tempo si potrebbero addirittura studiare gli abbinamenti, come dicevo (scherzando ma mica troppo) alla mia amica chiara l’altro giorno: con la battuta al coltello ci vuole un chinotto. l’aranciata, più agrumata,  (non dolciosa però) può invece accostarsi agli spaghetti con le acciughe.

come può essere che nessuno abbia pensato a formare delle persone nella degustazione delle bibite analcoliche? esistono sommeliers del vino, dell’acqua, dell’olio, del tè. perchè non della gazzosa?

enrico nera mi ha chiesto di fare l’analisi sensoriale di una bibita per lui e io lo vorrei tanto fare. so di avere l’esperienza adatta, di aver bevuto un numero incalcolabile di bibite, e con attenzione. è un peccato però che non esista un metodo di valutazione codificato e uguale per tutti, come c’è per i vini. mi aiuterebbe a esprimere le mie opinioni.

…mica penserete che le bibite siano tutte uguali??? 🙂

 

sublime

sublime

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recentemente mi è capitato di riflettere su ciò che si definisce “politicamente corretto”.

su come ad un certo punto nella storia si sia stabilito che non era più accettabile che i termini preposti a definire una qualsiasi minoranza  contenessero implicitamente un giudizio di valore sulla stessa, generalmente negativo. il lodevole intento ebbe origine, come è facile indovinare, negli stati uniti d’america, la culla che ospita ogni genere e forma di minoranza sul pianeta, nella prima metà del 1900. fu il momento in cui i termini “negro” e “nero” furono sostituiti da “afroamericano” o tutt’al più “di colore”.

da allora il politicamente corretto ne ha fatta di strada, sia dal punto di vista geografico (si è sparso un po’ in tutto il globo), sia ampliando i confini della sua azione.

la critica che più di frequente viene mossa a questo approccio linguistico, è di essere, appunto, squisitamente linguistico, e quindi superficiale, di facciata, addirittura a volte offeso come ipocrita. sono profondamente in disaccordo con questa visione. dissento completamente da chi afferma che il linguaggio che si adopera sia una parte superficiale di ciò che siamo e del nostro vissuto. sono davvero convinta che le regole che ci diamo per parlare meglio, col tempo ci portino anche a pensare meglio, e in ultima analisi a vivere meglio ed essere persone migliori.

perciò credo che l’azione svolta dal politicamente corretto abbia avuto una grande importanza: forse non staremmo qui a discutere (e sempre troppo se ne discute e poco si fa) dei diritti delle coppie gay se non si fosse arrivati a stabilire che chiamare froci, finocchi, recchioni e tuttilrestappresso gli omosessuali non era rispettoso della loro dignità. la parola gay, o omosessuale, non lo sottovalutate, ha avuto il suo peso nei piccoli passi avanti che sono stati fatti.

poi, come spesso accade, i paladini di questa dottrina non sono riusciti a capire il giusto limite. hanno cominciato a trovare termini neutri anche per sostituirne alcuni che non erano minimamente offensivi. facendo in questo modo i 360 gradi della ruota e diventando loro i discriminatori. perchè, quale ragione ci potrà mai essere di cercare un modo diplomatico di definire uno stato se quello stato non è considerato negativamente?

mi spiego meglio. davvero pensiamo che un cieco si senta ghettizzato dalla parola che definisce la sua patologia? e che sentirsi chiamare “non vedente” lo faccia sentire meglio? hmmm. ho qualche dubbio. penso piuttosto che un cieco in italia si sentirebbe meno vittima della sua condizione se invece che concentrarci su come chiamarlo, ci attrezzassimo a livello infrastrutturale per far sì che fosse un filino più semplice per lui (o lei) condurre una vita normale. tanto per dire, eh.

operatore ecologico, addetto cimiteriale, collaboratore scolastico. siamo proprio sicuri che il problema stia nel termine, e non nella testa di chi usa il termine “bidella” come termine di paragone della pochezza di risorse intellettuali e di cultura, opposto a “deputate”? (grazie, onorevole finocchiaro. tra l’altro il parco-deputate che vede quando si guarda attorno dovrebbe farla riflettere).

il troppo stroppia, secondo me. e rovina anche quel tanto di buono che c’è stato.

per la cronaca, vorrei mettere allo studio coatto tutti quegli ebeti che hanno accusato il film di quentin tarantino, django unchained, di essere un’apologia dello schiavismo. buffoni. ridicoli. quel film è l’esatto opposto. e sapete su che cosa fondano la loro critica? sul fatto che nel corso dello svolgimento dell’azione spesso e volentieri si sente usare il termine “nigger”, negro. signori della corte, il film in questione è ambientato negli stati del sud durante lo schiavismo. esattamente, come pensavate che li chiamassero, “signor afroamericano”?

ma non voglio difendere quenti, non ne ha bisogno. se gli rompono le scatole lui si gira e gli spara, come de niro a bridget fonda in quella meravigliosa scena di jackie brown… 🙂

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guidare in autostrada è per definizione il tipo di guida che più distende i nervi e rilassa. niente continui stop and go come nei centri abitati che, giocoforza, sono costretti a utilizzare semafori e rotonde. niente pedoni che, lebensmüde, si lanciano in modo pirotecnico davanti alle tue ruote ignare. nessun bisogno di fare attenzione a sensi unici e incroci. insomma, a meno che non abbiate beccato un’autostrada gremita  all’ora di punta, guidare qui è oggettivamente più riposante.

se mi guardo indietro e cerco nella mia memoria i ricordi in cui ho percepito maggiormente la sensazione di tranquillità ed equilibrio devo ammettere che in alcuni di questi mi trovavo alla guida della mia adorata vettura in autostrada. tanto quanto le mie rimembranze di stati d’animo pugnaci e forcaioli hanno spesso come sfondo il traffico in città 🙂

epperò. c’è sempre un però.

c’è sempre qualcuno che riesce ad avvelenarti anche le gioie semplici. qualche malvagio  che infila un granello di sabbia nell’ingranaggio-equilibrio delicato del pilota alla guida, rompendo l’incantesimo della sua imperturbabilità.

avete presente quando state guidando su un’autostrada poco trafficata, e il sole si riflette sul vostro parabrezza, e il motore fa un rumore che è talmente liscio da sembrare assenza di rumore, e l’aria col viso non la fendete solo perchè siete dentro all’abitacolo, ma la sensazione di fenderla ce l’avete? ecco, solo un marrano può rovinare quel momento. epperò, come dicevo, di marrani è pieno il mondo.

a beneficio dei marrani, e a rischio di scrivere queste cose solo per gli occhi di coloro ai quali non servirebbe dirle (perchè i marrani sono troppo occupati a infestare le autostrade per leggere), lasciate che io possa sottolineare un paio di punti.

 

regola numero uno della guida autostradale.

si corre sulla corsia libera più a destra.

questo non è un consiglio: è la legge.

viaggiare per sfizio sulla corsia di mezzo è stupido, irritante e, quel che è peggio, pericoloso. eppure avete fatto caso a quanti automobilisti lo fanno? provate a fare anche solo una cinquantina di chilometri su una qualunque delle nostre strade a scorrimento veloce: vi renderete conto che è quasi la norma.

mi chiedo se non si rendano conto dei pericoli che causano. chi rispetta il codice della strada e sopraggiunge sulla loro destra, nel caso volesse sorpassarli si trova a dover scegliere tra due alternative, entrambe non prive di rischi.

possibilità numero uno,  procede dritto sulla sua corsia ignorandoli e, badate bene, non commettendo alcuna infrazione in realtà. il codice vieta il sorpasso a destra, non il superamento.

possiamo sindacare sulla saggezza di questa manovra, che mette a repentaglio in ogni caso la sicurezza visto che impedisce l’eventuale rientro in corsia di destra al marrano, qualora improvvisamente ritrovasse il lume della ragione. ma non sulla sua legalità dal punto di vista delle norme della circolazione. e se per caso siete il marrano,  e state leggendo,  e pensate che chi vi sfila via a destra è uno stronzo, chiedetevi come ha fatto lo stronzo a trovare spazio e chi tra di voi sia davvero nel posto sbagliato.

possibilità numero due, dalla corsia di destra l’automobilista corretto circumnaviga il marrano come un moderno vasco de gama,  e con un uno-due chachacha passa prima sulla sua stessa corsia, poi, con un balzo felino, sulla terza.

manovra carica di possibili rischi quanto un nuvolone grigio di possibile pioggia.

un paio di settimane fa ho perfino fatto la prova del nove. a ognuno dei marrani che incontravo, mi piazzavo dietro di lui e facevo i fari. pensavo, forse si è distratto, vedendo i fari comprenderà di essere al posto sbagliato e si sposterà. volete sapere quanti si sono spostati in 300 chilometri? uno.

signori, utilizzare la corsia di destra non è un’umiliazione.

 

corollario alla regola numero uno della guida autostradale.

c’è un’eccezione piuttosto importante a questa regola. mi spiego:  esiste un caso, e uno solo, in cui è opportuno spostarsi di default sulla seconda corsia.

in corrispondenza degli ingressi e dei raccordi.

non fate i super marrani,  non lasciate quei poveracci inchiodati lì fermi ad aspettare che qualcuno dia loro strada. è proprio una marranata.

 

regola numero due della guida autostradale.

se siete un tir e state guidando su un’autostrada a due corsie, non sorpassate un vostro collega. (meglio sarebbe non farlo neanche se ci sono tre corsie)

affrontiamo la realtà, non siete delle lamborghini. siete dei mezzi pesanti, grossi, dalle ruote enormi, che hanno limitazioni legali ma anche proprio intrinseche alla velocità che possono raggiungere. per sorpassare un collega ci mettete venti minuti, e nel frattempo avete rischiato di causare tamponamenti e guai vari. e nella migliore delle ipotesi avete imbottigliato tutto il traffico.

 

regola numero tre della guida autostradale.

bando all’ipocrisia. non è sufficiente andare piano. anzi, su queste strade andare troppo piano è pericoloso quanto andare troppo veloce.

la realtà è che bisogna guidare col buonsenso e col cervello accesi.

e ora spostatevi 🙂

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