mi considero, e penso non a torto, una persona moderatamente tollerante e decisamente ragionevole.
nel corso della mia vita fino ad ora ho avuto l’occasione e la fortuna di viaggiare parecchio, di entrare a contatto con ambienti dei più disparati, con culture diverse, a volte diversissime dalla mia cultura di origine. ho conosciuto persone infiammate da idee politiche delle più varie direzioni e correnti. persone accese da ideali e persone senza scintille. ho visitato luoghi nei quali certi gesti che per noi occidentali sono completamente normali, diventano offensivi e viceversa.
ho imparato, a volte sbagliando, che il rispetto degli usi e costumi di un territorio è sacro. che il fatto che io sia italiana e che i bermudini d’estate in italia siano stati sdoganati quasi dovunque, non mi autorizza a metterli per passeggiare in un paese nel quale le donne non sono avvezze ad esibire la seconda metà delle loro gambe. e se sono a tokyo col raffreddore, cerco di tenere a mente che per soffiarmi il naso è opportuno che prima mi ritiri nella privacy di una toilette, togliendo i miei interlocutori dall’imbarazzo di non volermi più stringere la mano dopo l’operazione esibita pubblicamente.
trovo che sia ragionevole il fatto che ogni nazione abbia una religione ufficiale, e che chiunque viva lì, pur mantenendo naturalmente piena libertà di culto per se stesso, sia tenuto almeno al rispetto della tradizione religiosa locale (rispetto che peraltro ha comunque diritto di aspettarsi ricambiato verso la sua). niente atteggiamenti sprezzanti, immagini bruciate, parole irriverenti. rispetto, come si deve ad ogni cultura e ad ogni forma religiosa. rispetto, che non significa “attivamente divenire discepolo di ogni cultura e ogni forma religiosa”.
il 20 luglio è cominciato il ramadan, il periodo lungo un mese durante il quale i fedeli di religione islamica si devono astenere dall’alba al tramonto dal bere, mangiare, profumarsi, fumare e avere relazioni sessuali (…accidenti. provo ad immaginarmi di dover passare un periodo così e mi chiedo dopo qualche giorno su quale di queste cose finirei per lanciarmi per prima, al sopraggiungere sospirato del tramonto, se sulle tagliatelle, sul pacchetto di davidoff gold, sul chinotto o su mio marito…
)
il ministero dell’interno dell’arabia saudita ha diramato la comunicazione che anche i cittadini non musulmani saranno tenuti a rispettare questa prescrizione religiosa, pena l’espulsione dal paese e la cancellazione del loro permesso di soggiorno e di lavoro. tenete conto che in questa nazione i cittadini sauditi sono 19 milioni, a fronte di comunque 8 milioni di lavoratori asiatici di altre zone e diverse centinaia di migliaia di emigrati di altre nazionalità. verosimilmente molti di loro praticano culti diversi da quello islamico.
mi sono ricordata tutte le polemiche che sono state fatte in italia per il crocifisso nell’aula scolastica o in altre aree pubbliche. ho pensato a tutti coloro che si sono riempiti la bocca del rispetto verso chi frequenta quelle stanze e crede in altri dei. senza mostrare però il giusto rispetto anche nei confronti di una nazione e delle sua religione ufficiale, alla quale ognuno di noi può aderire o meno, ma è una sua intima scelta. mi piacerebbe conoscere il parere di queste persone riguardo a questa nuova regola saudita: sarei curiosa di sapere se trovano rispettoso nei confronti di chi appartiene ad un credo diverso essere costretti non tanto a mostrare rispetto, cosa appunto doverosa, ma addirittura ad adempiere a prescrizioni rituali che a loro sono estranee. i funzionari sauditi non si limitano (metaforicamente, ovvio) ad appendere il crocifisso: ti obbligano a inginocchiarti sotto e a recitare il padre nostro.
non mi piacciono mai i due pesi e le due misure. non trovo giusto che certe culture si sentano in diritto di imporsi sugli emigranti in casa loro, a tutti i livelli, salvo poi diventare impermeabili all’integrazione e all’accettazione di regole di vita (e non parlo di pratiche cultuali, eh) diverse quando dalla parte di chi emigra ci si trovano loro.
ci dev’essere una giusta regola: un sacrosanto rispetto verso tutti e dovunque.
altrimenti poi mi tocca leggere sul corriere che un facchino egiziano si è licenziato dall’hotel danieli di venezia perchè malsopportava di dover ricevere degli ordini dalla governante, appunto, una femmina. e ha dato le dimissioni.
ora, facchino egiziano, lascia che io ti spieghi una cosa: in italia lavorano gli uomini e lavorano le donne. ogni mestiere è dignitoso (a meno che tu non sia un’olgettina o un politico) e merita di essere svolto con coscienza e serietà. gli uomini e le donne meritano lo stesso, medesimo, identico rispetto da parte di ciascuno. che il tuo superiore sia un uomo o una donna, mio caro, a te non deve riguardare. svolgi il tuo lavoro onestamente e vai avanti.
fosse successa una cosa del genere a parti invertite in arabia saudita, l’occidentale avrebbe avuto il foglio di via prima di riuscire a pronunciare la parola samsonite.
la cosa grave è che l’hotel danieli invece non l’ha mandato a stendere come avrebbe meritato. ha affiancato alla donna una seconda figura, ovviamente maschile, che ha il compito di trasmettere gli ordini della signora al facchino dallo stomaco delicato.
la cosa grave è che siamo noi per primi a non mostrare rispetto per noi stessi.

ho appena linkato anch’io questo articolo….
Indignata ti rispondo dicendo che noi non siamo una nazione….
Siamo solo, usando una banalità, lo so, un gregge di pecoroni che ha esattamente quello che si merita.
E non posso esprimere liberamente la lista di parole poco ortodosse che ho in mente.
Ciao
Anna
ciao superchef
è una gioia vederti qui!!!!
che dire? Dovrei approfondire… mi limito solo a dire che spesso non è così come sembra e che parlando con persone che vivono in medio oriente, persone di religione musulmana, le cose in realtà sono molto diverse.
Ma io come sempre mi fido di quelli che riporti
E quindi…mi viene solo da dire una frase, detta da non ricordo più chi e che suona più o meno in questo modo: “Dio unisce, le religioni dividono”
quanto è vero…quanto è verissimamente vero…
Magari informarsi prima …
http://www.repubblica.it/cronaca/2012/07/23/news/niente_ordini_da_una_donna_facchino_musulmano_si_licenzia-39536563/
satollo, le notizie sono contrastanti… http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2012/23-luglio-2012/niente-ordini-una-donna-facchino-musulmano-si-licenzia-2011131341738.shtml
ma in realtà, perdonami: il principio non cambia…
cara Anna, questo articolo lo sento vicino a me in questo momento dato che vivo in Oman e qui il Ramadan è iniziato il 21, un giorno dopo l’Arabia Saudita. Per fortuna in questo paese le cose non stanno così.. ci sono delle regole comportamentali che si basano, come giustamente hai detto tu, sul rispetto. Chiedono di non mangiare o bere o fumare per strada, cosa che io per prima non farei dato che ci sono 45 gradi e non oso immaginare cosa significhi non bere nemmeno un goccio d’acqua fino al tramonto ( che qui per fortuna loro è verso le 7! ) . Lo chiedono però e non c’è nessun tipo di minaccia di espulsione o altro. e nessuno mi ha mai detto nulla per il rosario che porto al dito.. devo dire che vivere in Ramadan in un paese così ti porta ad apprezzarlo, i negozi aprono tardi e ci sono dei fantastici buffet negli hotel la sera . Sembra di essere a Natale ! Cosa dire? evviva la tolleranza e l’apertura mentale!!!! e Ramadan Kareem a tutti i mussulmani!
lo vedi??? è proprio questo che intendo: l’apertura porta apertura, la chiusura e l’intolleranza portano chiusura e intolleranza. scommetto che in arabia saudita pochi stranieri hanno voglia di dire Ramadan Kareem ai loro colleghi islamici, mentre invece tu l’hai appena scritto…
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