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Archivio per giugno 2012

non so se dipenda dal caldo della stagione, che io amo follemente ma che, bisogna ammetterlo, forse un po’ distrae. o dal fatto che sta arrivando luglio e quindi sul lavoro tutti si fanno più ansiogeni: ormai guardano negli occhi il fatto che ad agosto non potranno rintracciarti nè vessarti con milioni di richieste e quindi si prendono avanti. per una ragione, o per l’altra o per molte altre ancora resta comunque un fatto: non ricavo grande soddisfazione dai libri che leggo, ultimamente.

sono, come dire…sì…carini, a volte più a volte meno. ma niente che mi inchiodi alla lettura.

quindi chiedo il vostro prezioso aiuto, soprattutto in vista dei giorni estivi di ferie, in cui il tempo libero aumenterà: mi date qualche buon consiglio?

quello che vorrei è qualche libro che mi faccia veramente ridere. vi ricordate quando vi ho consigliato “vacanze matte”? ecco, una cosa del genere.

voglio fare delle matte risate.

voglio leggerlo anche nel cuore della notte, da quanto mi diverte. e svegliare mio marito sghignazzando rumorosamente.

“merde! un anno a parigi!” di stephen clarke aveva quasi compiuto il miracolo, anzi, l’aveva proprio compiuto. salvo da metà libro in poi, accartocciarsi su se stesso e diventare di una noia mortale. (anche se la parte iniziale sulle cacche dei cani è indimenticabile).

vediamo un po’, per inquadrare meglio il genere…i libri di wodehouse li ho già letti tutti. quelli mi hanno fatto ridere, tantissimo.

rido per woody allen e non per mel brooks, lo so, qui si parla di film, ma sono pur sempre esempi piuttosto caratterizzanti di generi di umorismo diversissimi…

non mi fanno ridere per niente e non mi piacciono sotto nessun aspetto quei libri terribili tipo sophie kinsella o altre autrici di quella che si definisce “chicks lit”, letteratura da ragazze. essivede che non sono una ragazza vera, che volete che vi dica? io quei libri li trovo irritanti.

non mi fanno ridere neanche quelli della littizzetto o degli altri comici. perchè sono nè più nè meno che gli appunti delle loro gag, le battute che trovi scritte le hai sempre già sentite in qualche loro monologo. ti rifriggono la stessa pappardella.

mi piace christopher moore, quello del “vangelo secondo beef, amico d’infanzia di gesù” e “sesso e lucertole a melancholy cove”.

in certi libri mi ha fatto spataccare david sedaris, per esempio in “quando siete inghiottiti dalle fiamme”.

non riesco a pensare ad altre indicazioni che possano farvi venire in mente qualcosa di adatto…vero che mi aiutate?????

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mentre era al governo, l’effetto pooh era garantito ventiquattro ore al giorno, sette giorni su sette, feste comandate incluse, da numerosi macchinari fumogeni ai cui comandi (me li vedo, sogghignanti come muttley) stavano i suoi luogotenenti: emilio fede, belpietro, sallusti, alfonso signorina.

che cos’è l’effetto pooh? quel trucchetto “scenico” tipico dei concerti anni 70 (o 80?) per cui sul palco veniva creata una grande quantità di fumo e solo al suo dissolversi il pubblico si trovava davanti ai suoi beniamini lì schierati e pronti a brandire bassi e batterie.

la nuvola di cui si è ammantato berlusconi per tutti questi anni gli ha permesso di farla franca con un sacco di porcherie. ma mi sono resa conto che il danno più grave che ha fatto non è stato questo, alla fine. il danno più grave lo stiamo constatando tutti ora, ogni giorno.

gli effetti speciali che hanno reso lui l’esempio più fulgido di incompetenza politica ed economica, e, quel che è peggio, di spregio costante e irrisione assoluta di qualsiasi forma di interesse verso il bene collettivo hanno al tempo stesso  distolto la nostra attenzione da quello che gli ruotava attorno, in italia e fuori dal belpaese.

oddio, alcuni si erano già fatti notare negativamente nonostante la cortina.  a nessuno, neanche in mezzo alla più fitta nebbia in val padana del berlusconi show, era potuta sfuggire  l’inconsistenza e l’irresponsabilità della compagine all’opposizione, rea, ai miei occhi, di tutto il possibile, dall’aver permesso l’ascesa di supersilvio, all’avergli facilitato e spianato la strada fino alla fine con il loro immobilismo, le loro baruffette interne da basabanchi di parrocchia, il loro personalismo in tutto e per tutto.

resta il fatto che oggi, a diversi mesi dalle sue dimissioni, l’effetto pooh si è dissolto.

sarkozy non c’è più (evviva iddio), ma  lo ha sostituito  un clone di romano prodi con la erre moscia. la signora merkel, alle prese con la più difficile crisi degli ultimi decenni, questo è pur vero,  sta però gradualmente mostrando tutte le lacune della persona dalla mentalità ragionieristica, rigida e rigorosa (che va bene sotto molti aspetti), ma priva della benchè minima visione politica in senso stretto. al punto da continuare a minacciare a destra e a manca di buttare tutti fuori dall’euro, evidentemente sottovalutando le conseguenze per il suo paese in primis, nel caso anche solo un membro dell’ue dovesse essere costretto ad uscire. obama, che per ora continua ad avere la mia fiducia, nonostante tutto, carica l’europa di pesi che ormai innegabilmente ha, e che deve risolvere, ma sarebbe gradito se non omettesse di ricordare a se stesso e al suo paese da dove questi guai sono arrivati, e per l’arricchimento di chi.

e sarebbero questi gli statisti? quelli che ci devono guidare fuori dal pantano? hmmm.

e dire che all’insediamento di monti ero piena di speranze, e marione me le ha deluse tutte. mi aspettavo un terminator a palazzo chigi. un lanciafiamme in perenne funzione contro gli spreconi e i parassiti. e invece? zero. o meglio, i soldi che servono lui ci ha timidamente provato all’inizio a farli saltare fuori da dove ce n’erano in esubero, salvaguardando le tasche dei poveri cittadini già tanto vessati. ma alle proteste vibranti seguite ad ogni proposta di “riforma incisiva entro pochi mesi”  è sempre e solo seguito  il solito temporeggiare, indietreggiare, rimodulare, demandare, delegare. e in ultima analisi, insabbiare.

che differenza, rispetto al guerriero che mi ero immaginata. un umarell con le armi spuntate dal bisogno del consenso in aula degli stessi politici a cui deve ridimensionare l’esistenza. auguri.

c’è da stupirsi che il partito, ops, scusate, movimento cinque stelle (come gli alberghi?) non abbia vinto a mani basse dalle alpi alle piramidi, dal manzanarre al reno. probabilmente questo dipende dal fatto che esistono ancora italiani che riescono a controllare la loro esigenza di protesta e non pensano che un male minore (sempre che minore sia) sia preferibile in senso assoluto. del resto l’iter per la creazione della giunta di parma sta parlando da sè, e ultimamente anche tutte le cacche che grillo pesta quotidianamente,  di cui abbiamo notizia nonostante lui abbia chirurgicamente evitato di rilasciare interviste a testate italiane (eccezion fatta per la messa cantata che gli ha organizzato marco travaglio), ed esterni il grillopensiero solo oltreconfine. ma il mondo, si sa, è paese…e le corbellerie, che tu le dica a londra o a tel aviv o a genova ormai fa poca differenza. resta il fatto che sette su dieci di coloro che hanno votato per il movimento cinque stelle ha affermato di averlo fatto nella piena consapevolezza dell’incapacità dei candidati a governare. una pazzia, dite? forse sì. ma siamo arrivati a questo punto.

la parola “politica” è diventata, nella nostra lingua,  a tal punto sinonimo di “disonestà, sporcizia” che si arriva a votare allegramente un incompetente, se lo si sospetta di essere almeno pulito e onesto.

potrebbe andare peggio, direbbe mel brooks. potrebbe piovere. ed ecco il nostro acquazzone che ci arriva, come un bel monsone a rinfrescare l’aria torrida di fine giugno: silvietto nostro ci informa che, se glielo chiediamo per favore, molto ma molto pentiti, potrebbe anche decidersi a tornare. ah, posto che gli diamo anche il 51% in parlamento però, e un set di pentole come quello di mastrota. lui. l’uomo che si è ridicolizzato in 17 paesi europei dimostrando oltre ogni ragionevole dubbio che l’unione europea forse non è unione vera nè economica, nè politica nè fiscale, ma mostra un solido fronte comune quando si tratta di individuare chi oltrepassa i limiti del senso del ridicolo.

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innanzitutto ringrazio la mia amica chiaruzza per avermi ispirato queste riflessioni.

ve la ricordate penelope pitstop??? quel personaggio del cartone animato wacky races di hannah e barbera…ma sì! quello in cui c’era una gara di automobili una più squinternata dell’altra (wacky races, appunto…) e tra i contendenti c’era anche lei, la bionda penelope, che in mezzo a mille peripezie non perdeva mai un briciolo del suo fascino e che, in linea di massima, anche nelle situazioni più sgradevoli restava sempre praticamente perfetta, con i capelli in ordine e il rossetto sulle labbra. lei,  il primo dei motivi per cui ho sempre amato quel nome. lei, un vero modello per la categoria (categoria bionde, chiaro).

perchè di disagi nella vita noi bionde ne incontriamo a fiumi. apparcarità. meglio non pensarci neanche. ma siccome è ora di finirla coi luoghi comuni che ci vorrebbero sempre barchine di carta in balia della corrente, passerotti fracichi e inabili al volo, e tutte le altre metafore che facciano pensare a una poveretta che non se la sa proprio cavare, ecco,  ora io vi svelerò l’altro lato della medaglia. quello che nessuno sa e pochi anche solo sospettano.

blonde suspence… :-)

lo so, è dura a crederci ma a volte se andiamo in confusione la colpa non è nostra. e di chi è, chiederete voi?

capisco che ha dell’incredibile ma dobbiamo affrontare il fatto che molti oggetti odiano le bionde. ci fanno i dispetti, brutti puzzoni che non sono altro. complottano per farci fare delle magre figuracce (che poi ci valgono la fama negativa di imbranate che ci perseguita, quando invece noi saremmo anche un po’ dei genietti, a dirla tutta).

vi faccio un esempio: il telefono cellulare.voi dove lo tenete? chi nella tasca, chi a portata di mano, chi nel dock del vivalavoce. io lo tengo sempre accanto a me. oppure nella mia borsa. così quando suona è tutto molto semplice, no?

in realtà no: perchè se si trova nella borsa, avoglia  a rovistare. rovista, rovista, e lui continua a strillare e io non lo trovo. ad un certo punto, nel panico, sarò costretta a rovesciare il contenuto della borsa davanti a tutti i presenti, rivelando la mia marca preferita di rossetto, le cards di tutte le librerie e di tutte le profumerie dell’orbe terraqueo, tutti i promemoria dell’ultimo semestre che ho sempre dimenticato di leggere e anche di gettare, due paia di occhiali da sole ormai irreparabilmente graffiati dalle chiavi incastrate tra le astine, e spesso anche cose più personali come, ehm, le prove che sto avendo il ciclo, o una barretta kinder. che a ben pensarci rientra comunque nelle suddette prove  :-)

e tutto ciò sarà comunque inutile, perchè alla fine è sempre così, lui riesce  a celarsi dentro ad un altro oggetto, generalmente di misura apparentemente insufficiente a contenerlo, per far sì che io non perda tempo a cercarlo lì. e ne esce, beffardo, solo allo scadere dell’ultimo disperato squillo di chi mi cercava. fischiettando.

se invece si trova soltanto nei miei dipressi,  approfitta (evidentemente) di un mio momento di distrazione per infilarsi sotto alla prima fonte di nascondiglio preferibilmente schermato, tipo un libro. in tal modo, quando qualcuno mi cercherà e lui comincerà a trillare, non avrò neanche l’aiuto della luminosità aumentata per soccorrermi nella ricerca spasmodica. mi affannerò a destra e a manca ma non lo vedrò.  perchè sta, mannaggia a lui, sotto a un libro, il complice che lo copre nella puzzonata che mi stanno facendo e che lo lascerà intravedere di un pochino solo quando, bravi, avete indovinato, l’ultimo drin ci avrà lasciati.

perchè lo fa, verrebbe spontaneo chiedersi? per puzzonaggine, credo. o forse perchè da quando l’hanno ribattezzato smart phone si sente in competizione.

comunque non mi perdo d’animo. sono già in fase di sperimentazione con una tecnica tutta mia che mi permetterà di risolvere brillantemente i problemi causati dall’ostruzionismo del cellulare-spalleggiato a volte da qualche occasionale libro. non appena ne avrò appurato la reale efficacia, la condividerò con voi!!! la prossima volta magari vi racconterò le angherie terribili che subisco da parte delle chiavi di casa, o quelle che mi tocca sopportare dalle pinzette per sopracciglia.

e voi? non vorrete mica farmi credere di andare d’amore e d’accordo con tutto quello che sta dentro casa vostra??? ;-)

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il tarlo vi tormenta, il dubbio vi rode, l’incertezza vi toglie il sonno? come dice lo shampoo johnson, “non più lacrime”!

state sereni. la vostra annette come sempre ha a cuore la vostra felicità e vi darà qualche dritta  per dirigere i  primi, incerti passetti anche sulle vie dell’investigazione privata :-)   vi ho forse mai lasciati soli????

(per tutti coloro che il giorno in cui è stato distribuito il senso dell’ironia erano a fare pipì: questo non è un articolo serio).

la fase numero uno di ogni indagine è la raccolta delle informazioni. preliminare  imprescindibile per avere dei dati su cui poi basare le proprie elucubrazioni. come fare? evitate i pedinamenti se non siete più che abili: è assai facile venire scoperti e conseguentemente sbertucciati. meglio piuttosto individuare il momento e il posto giusto dove acquisire le informazioni e cercare di trovarsi lì senza dare troppo nell’occhio. come se fosse del tutto naturale.

due sono i principali errori da evitare: primo, la sindrome di wilson.

wilson era il mio cane che, quando ne aveva combinata una delle sue, si nascondeva. o meglio, credeva di nascondersi perchè nascondeva la testa (e quindi gli occhi), solo che il resto del corpo restava in perfetta evidenza. quindi occhio! se voi non vedete gli altri non è per questo detto che valga la proprietà transitiva…

coprire la faccia non basta a rendervi invisibili

inoltre, se desiderate spalmarvi nell’ambiente circostante come una marmellata sulla fetta di pane e diventare un tutt’uno con ciò che avete attorno, preparate il vostro disfraz attentamente e basandovi su quello che l’ambiente in questione è realmente, non su quello che è il suo stereotipo nella vostra immaginazione…altrimenti potreste finire per diventare ancora più cospicuo :-)

ecco, appunto.

poco importa che il vostro scopo sia quello di scoprire se una collega spettegola su di voi,   di testare la virtù della vostra fidanzata, oppure ancora  di monitorare (non visti) le folli spese di vostra moglie:  la prima cosa da fare è individuare il luogo giusto per l’appostamento. deciso il luogo, il travestimento verrà da sè…volete mimetizzarvi al supermercato?

sagace travestimento da spugnetta vileda

tra gli snack, ha anche il vantaggio che se ti prende un languorino…

approfittare della pausa caffè dell’ufficio e celare la vostra presenza tra i distributori di bibite e merendine?

astutissimo!!!!

sospettate una romantica gita al lago e volete esser certi di quello che vi avrà luogo?

assolutamente insospettabile

volete poter sostare davanti a casa sua per tener d’occhio se esce, ma disgraziatamente è una strada priva di colonne dietro a cui ripararvi?

geniale!!!

se il problema invece è che la vostra gentile signora dilapida ogni sostanza in negozi di vestiti, ikee varie e home theatres, abbiamo la soluzione anche per voi: coglietela sul fatto e salvate il bilancio di famiglia!!!

fate finta di niente…

sorprendete la spendacciona con le mani nella marmellata, anzi, nel tv plasma

l’ultima spiaggia resta sempre quella di optare per la mimesi da combattimento: ispiratevi ai soldati, e se non avete degli arbusti con cui decorarvi l’elmetto e la tuta mimetica, siate fantasiosi e diventate un cespuglio mobile (con tanto di bici)!!!

spero di esservi stata utile!!!! vi amo alla follia!!!

buona serata,

annette

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