mentre era al governo, l’effetto pooh era garantito ventiquattro ore al giorno, sette giorni su sette, feste comandate incluse, da numerosi macchinari fumogeni ai cui comandi (me li vedo, sogghignanti come muttley) stavano i suoi luogotenenti: emilio fede, belpietro, sallusti, alfonso signorina.
che cos’è l’effetto pooh? quel trucchetto “scenico” tipico dei concerti anni 70 (o 80?) per cui sul palco veniva creata una grande quantità di fumo e solo al suo dissolversi il pubblico si trovava davanti ai suoi beniamini lì schierati e pronti a brandire bassi e batterie.
la nuvola di cui si è ammantato berlusconi per tutti questi anni gli ha permesso di farla franca con un sacco di porcherie. ma mi sono resa conto che il danno più grave che ha fatto non è stato questo, alla fine. il danno più grave lo stiamo constatando tutti ora, ogni giorno.
gli effetti speciali che hanno reso lui l’esempio più fulgido di incompetenza politica ed economica, e, quel che è peggio, di spregio costante e irrisione assoluta di qualsiasi forma di interesse verso il bene collettivo hanno al tempo stesso distolto la nostra attenzione da quello che gli ruotava attorno, in italia e fuori dal belpaese.
oddio, alcuni si erano già fatti notare negativamente nonostante la cortina. a nessuno, neanche in mezzo alla più fitta nebbia in val padana del berlusconi show, era potuta sfuggire l’inconsistenza e l’irresponsabilità della compagine all’opposizione, rea, ai miei occhi, di tutto il possibile, dall’aver permesso l’ascesa di supersilvio, all’avergli facilitato e spianato la strada fino alla fine con il loro immobilismo, le loro baruffette interne da basabanchi di parrocchia, il loro personalismo in tutto e per tutto.
resta il fatto che oggi, a diversi mesi dalle sue dimissioni, l’effetto pooh si è dissolto.
sarkozy non c’è più (evviva iddio), ma lo ha sostituito un clone di romano prodi con la erre moscia. la signora merkel, alle prese con la più difficile crisi degli ultimi decenni, questo è pur vero, sta però gradualmente mostrando tutte le lacune della persona dalla mentalità ragionieristica, rigida e rigorosa (che va bene sotto molti aspetti), ma priva della benchè minima visione politica in senso stretto. al punto da continuare a minacciare a destra e a manca di buttare tutti fuori dall’euro, evidentemente sottovalutando le conseguenze per il suo paese in primis, nel caso anche solo un membro dell’ue dovesse essere costretto ad uscire. obama, che per ora continua ad avere la mia fiducia, nonostante tutto, carica l’europa di pesi che ormai innegabilmente ha, e che deve risolvere, ma sarebbe gradito se non omettesse di ricordare a se stesso e al suo paese da dove questi guai sono arrivati, e per l’arricchimento di chi.
e sarebbero questi gli statisti? quelli che ci devono guidare fuori dal pantano? hmmm.
e dire che all’insediamento di monti ero piena di speranze, e marione me le ha deluse tutte. mi aspettavo un terminator a palazzo chigi. un lanciafiamme in perenne funzione contro gli spreconi e i parassiti. e invece? zero. o meglio, i soldi che servono lui ci ha timidamente provato all’inizio a farli saltare fuori da dove ce n’erano in esubero, salvaguardando le tasche dei poveri cittadini già tanto vessati. ma alle proteste vibranti seguite ad ogni proposta di “riforma incisiva entro pochi mesi” è sempre e solo seguito il solito temporeggiare, indietreggiare, rimodulare, demandare, delegare. e in ultima analisi, insabbiare.
che differenza, rispetto al guerriero che mi ero immaginata. un umarell con le armi spuntate dal bisogno del consenso in aula degli stessi politici a cui deve ridimensionare l’esistenza. auguri.
c’è da stupirsi che il partito, ops, scusate, movimento cinque stelle (come gli alberghi?) non abbia vinto a mani basse dalle alpi alle piramidi, dal manzanarre al reno. probabilmente questo dipende dal fatto che esistono ancora italiani che riescono a controllare la loro esigenza di protesta e non pensano che un male minore (sempre che minore sia) sia preferibile in senso assoluto. del resto l’iter per la creazione della giunta di parma sta parlando da sè, e ultimamente anche tutte le cacche che grillo pesta quotidianamente, di cui abbiamo notizia nonostante lui abbia chirurgicamente evitato di rilasciare interviste a testate italiane (eccezion fatta per la messa cantata che gli ha organizzato marco travaglio), ed esterni il grillopensiero solo oltreconfine. ma il mondo, si sa, è paese…e le corbellerie, che tu le dica a londra o a tel aviv o a genova ormai fa poca differenza. resta il fatto che sette su dieci di coloro che hanno votato per il movimento cinque stelle ha affermato di averlo fatto nella piena consapevolezza dell’incapacità dei candidati a governare. una pazzia, dite? forse sì. ma siamo arrivati a questo punto.
la parola “politica” è diventata, nella nostra lingua, a tal punto sinonimo di “disonestà, sporcizia” che si arriva a votare allegramente un incompetente, se lo si sospetta di essere almeno pulito e onesto.
potrebbe andare peggio, direbbe mel brooks. potrebbe piovere. ed ecco il nostro acquazzone che ci arriva, come un bel monsone a rinfrescare l’aria torrida di fine giugno: silvietto nostro ci informa che, se glielo chiediamo per favore, molto ma molto pentiti, potrebbe anche decidersi a tornare. ah, posto che gli diamo anche il 51% in parlamento però, e un set di pentole come quello di mastrota. lui. l’uomo che si è ridicolizzato in 17 paesi europei dimostrando oltre ogni ragionevole dubbio che l’unione europea forse non è unione vera nè economica, nè politica nè fiscale, ma mostra un solido fronte comune quando si tratta di individuare chi oltrepassa i limiti del senso del ridicolo.

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