il settimanale che fa capo alla testata spagnola el país, appunto el país semanal, ha rivolto una semplice domanda a un folto gruppo di scrittori: perchè scrivi?
gli interpellati erano delle provenienze più disparate; chi giovanissimo, chi ormai un veterano; chi ci ha viziati centellinandoci libri curati, sofferti e preziosi come gemme, e chi ogni anno (o anche più spesso) sforna un bestseller da leggere in spiaggia (peccato che in spiaggia ci stiamo un paio di settimane all’anno, e i best sellers dedicati a questa situazione siano una pletora per la quale servirebbero mesi di ozio balneare…); insomma un parterre molto variegato.
mi è piaciuto leggere le loro risposte: è stato un po’ come riuscire ad osservare un meccanismo dall’interno. noi lettori, appunto leggendo, ci facciamo un’idea del tipo di persona che ha concepito e scritto le pagine che leggiamo. ne deduciamo alcune caratteristiche basandoci sulle sue parole. è interessante e a volte anche divertente leggerli mentre parlano direttamente di sè, senza narrazione che li protegga…
alcune delle risposte erano piuttosto prevedibili, altre mi hanno fatto riflettere o addirittura mi hanno riempito di sole. l’unico che mi ha intristito è stato ken follett, del quale non ho mai letto nulla e, a quanto capisco, a buon diritto. il genere di libri che lo distingue (e nel quale suppongo sia il numero uno) non è un filone che mi appassioni. ora leggo che alla domanda “perchè scrivi?” il signor follett non ha trovato di meglio da dire che “è fantastico dedicarsi a qualcosa che uno sa fare bene”. (e qui la mia personale pernacchia all’indirizzo di mr. follett risuoni sonora)
amélie nothomb ha detto che è come innamorarsi: non decidi razionalmente che vuoi scrivere, succede. sai che non è una buona idea e non sai come ci sei arrivato, ma devi almeno provarci.
adam haslett ha risposto che scrive per viaggiare nelle vite degli altri.
andrea camilleri lo fa per restituire al mondo qualcosa di quello che sente di aver avuto in dono tramite la lettura. che bella questa cosa.
la risposta di mario vargas llosa la riporto integralmente, perchè più esattamente di così non si può dire… “scrivo perché imparai a leggere da bambino e la lettura mi procurò tanto piacere, mi fece vivere esperienze tanto entusiasmanti, trasformò la mia vita in una maniera così meravigliosa che credo che la mia vocazione letteraria fu una sorta di traspirazione, di derivazione da quella enorme felicità che mi dava la lettura.
in un certo modo, la scrittura è stata come il rovescio o il completamento indispensabile della lettura, che per me continua a essere la massima esperienza di arricchimento, quella che più mi aiuta ad affrontare qualsiasi tipo di avversità o fallimento. d’altra parte, scrivere, che all’inizio è un’attività che si mischia alla tua vita con le altre, con la pratica diventa il tuo modo di vivere, l’attività centrale, quella che organizza del tutto la tua vita.
la famosa frase di flaubert che sempre cito: “scrivere è un modo di vivere”. nel mio caso è stato esattamente così. é diventato il centro di tutto ciò che faccio al punto che non concepirei una vita senza la scrittura e, ovviamente, senza il suo complemento indispensabile, la lettura”
mi è venuto spontaneo, dopo aver letto queste righe, chiedermi perchè leggo. quali sono le domande nel mio cuore alle quali i libri sono la risposta. quali le esigenze, quali i desideri, gli impulsi. cosa mi spinge a prendere in mano un altro libro dopo aver terminato quello che stavo leggendo. e mi sono resa conto che forse le risposte sono le stesse che hanno dato loro.
e mi è tornata in mente una frase di baricco, una particolarmente ben riuscita…
“leggere è una sporcheria dolcissima. chi può capire qualcosa della dolcezza se non ha mai chinato la propria vita, tutta quanta, sulla prima riga della prima pagina di un libro? no, quella è la sola e più dolce custodia di ogni paura, un libro che inizia.”

Leggo perchè per anni è stato il solo modo di viaggiare, per allontanarmi da una realtà che mi andava stretta, per circondarmi di amici, e se mi andava anche di Mostri ..dei miei peggiori incubi.
Leggere è un bisogno intimo…per cercare risposte e porsi domande che altrimenti non sarebbero mai arrivate.
Leggo perchè ci sono scrittori come Camilleri e SAlvatore Niffoi, perchè Trilussa e Rodari mi fanno dimenticare che esistono “scrittori” copia e incolla, che mescolano ruffianamente frasi fatte a massime orientali per fare cassa.
Quoto quanto scritto da Giorgio.
Tra le altre cose parla del mio autore sardo preferito,siciliano, romano…
Perchè come disse Cesare Pavese:
“Leggendo non cerchiamo idee nuove, ma pensieri già da noi pensati, che acquistano sulla pagina un suggello di conferma. Ci colpiscono degli altri le parole che risuonano in una zona già nostra – che già viviamo – e facendola vibrare ci permettono di cogliere nuovi spunti dentro di noi.”
sono finita su questo tuo blog per caso, attratta da un filo su editoriaindipendente.it.. bellissimo post, ci tornerò! baci*antonella
Io leggo x arricchire il mio immaginario di immagini, appunto, di personaggi, di punti di vista, di vocaboli, di ritmi, di possibilità. Ti invito, cara Anna, ad essere più magnanima con Follett – del quale non sono nemmeno io una lettrice -: pensa che mondo migliore sarebbe se tutti ci dedicassimo, come attività principale, ma non unica, a ció che sappiamo fare BENE. Poi é chiaro che ci vogliono le sfide e di deve imparare, sbagliare, esprimere al di là della del perfezionismo, ma saremmo tutti più soddisfatti (-> meno frustrati e più felici) ed al contempo portatori di messaggi di professionalità se i dilettanti allo sbaraglio non dominassero il mondo, con la loro goffaggine, assurta a valore in quanto SPONTANEA! Ci vuole talento e preparazione, far bene ció che si fa é un valore – o no?
viola, benvenuta! sono felice se passi a trovarmi!
serena, innegabilmente! mi ha solo un po’ infastidito, l’ho trovata una risposta un pochino supponente…l’unica tra tante. ma detto questo, sì, certo che concordo con te sul fastidio verso il dilettantismo e l’approssimazione!
Bel post! Si scrive perché non se ne può fare a meno, per necessità.
Buon Anno Anna -)
Complimenti per il blog!
Spero avrai modo di ricambiare la visita sul nostro blog Vongole & Merluzzi, dove tra l’altro nell’ultimo post si parla di un libro appena uscito…
http://vongolemerluzzi.wordpress.com/2011/03/02/time-of-life-and-others-marvellous-times-recensione/
Ad ogni modo consiglio Come un romanzo, di Daniel Pennac sui diritti imprenscindibili del lettore!
benvenuti, merluzzi!!!!
ricambio con piacere i complimenti, anche il vostro blog è molto bello!!! ci vediamo qui e anche lì!