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quando ho letto un articolo che ricordava come siano passati cinque anni da quel 9 gennaio 2007, quando steve jobs a san francisco presentò il rivoluzionario telefonino della mela per la prima volta, sono rimasta di stucco. cinque anni? non è possibile. il mio iphone, o meglio, i miei iphone (1,2, 3, 3 e mezzo, 4…) e io stiamo insieme da più a lungo. diamine, molto più a lungo.

provo a concentrarmi e a recuperare la rimembranza di quale fosse il mio telefono prima che arrivasse lui. e improvvisamente, un barlume di ricordo: io che lancio un blecberri (con una piccola, trascurabile pecca, e cioè che non riceveva le chiamate) da una finestra di un albergo londinese. da allora passò circa un giorno e mezzo (il tempo tecnico per fare arrivare un iphone sulla mia scrivania), e l’amore era scoccato.

come tutte le coppie abbiamo avuto alti e bassi. a volte ci siamo capiti, altre meno. ci siamo sempre protetti a vicenda. io lo difendo con custodie invincibili, lui mi salva quando non mi ricordo dove ho parcheggiato la mia auto (mi ama anche se sono bionda, sì!) o se, in zona sconosciuta, mi punge vaghezza di cibarmi di qualcosa di tipico. scatta fotografie belle quanto una digitale di un certo pregio, e in totale silenzio mi aggiorna sui risultati della mia squadra quando sta giocando e io sono al ristorante. si trasforma in torcia elettrica se fa troppo buio e non ci vedo, e con due o tre semplici tocchi di touch screen mi dice a quanto corrisponde in inches il mio giro vita, per poter comprare dei jeans americani.

“per ogni cosa c’è una app”, recita il loro pay off. e in effetti è così.

l’iphone entra nella tua vita per permetterti di fare e ricevere chiamate, ma un giorno alla volta, piano piano, prende su di sè sempre nuove incombenze e ruoli imprevisti. e senza che tu te ne accorga, un bel giorno ti svegli e ti accorgi che non è nemmeno più un telefono. che è il tuo braccio destro. e che la vita senza…beh quantomeno diventa più complicata e necessita di maggiori strumenti.

nessuno avrà mai questa sensazione con un nokia, o con un blecberri (ammesso che il suo riceva le telefonate, a differenza del mio “defunto” su marylebone rd). il che forse spiega perchè i possessori di altri telefonini hanno sempre l’aria più stressata e meno contenta di chi invece tabàna sull’insostituibile touch screen del melafonino.

avete qualche app a cui siete particolarmente affezionati? vi va di dirmela???? :-)

chi è senza peccato scagli la prima pietra. se così fosse, sospetto che chiunque potrebbe aggirarsi per il mondo indisturbato, sicuramente senza temere di essere centrato da una croda sul naso.

perchè l’abbiamo visto e detto milioni di volte: la corruzione e la disonestà purtroppo esistono a tutti i livelli. anzi, probabilmente in una certa misura a permettere le delinquenze macroscopiche sono proprio le piccole, singole, meno vistose delinquenze che di per sè sarebbero anche meno gravi ma il cui peso aumenta in considerazione del fatto che preparano l’habitat necessario al sorgere delle prime.

senza contare che se sommiamo tutti i piccoli aumm-aumm del pianeta, beh, ci troviamo davanti a una catena montuosa di aumm-aumm che neanche l’himalaya.

non commettiamo l’errore di guardare sempre in alto, non quietiamo le nostre paure con l’indubbia distanza che ci separa da chi ha commesso ingiustizie su larga scala o di altissimo profilo. non è strettamente necessario abusare del proprio potere a fini personali per essere dei disonesti. non occorre essere madoff per essere degli imbroglioni.

è lo stesso principio che vale anche per il talento o le doti naturali:  non occorre essere che guevara per essere rivoluzionari. non serve arrivare ad essere frank sinatra per essere cantanti.  cantano perfino gli oasis e anche anna tatangelo (gigi d’alessio no, lui miagola).

ognuno di noi può essere rivoluzionario nel suo piccolo universo. ciascuno di noi può cantare per un suo pubblico, più allargato (anche tutta la famiglia) se non stona troppo, più facilmente solo il suo fedele cane se è un vero campanaccio.

resta il fatto che se ci dessero la famosa pietra in mano e ci dicessero di bersagliare madoff, o nicola cosentino, o un qualunque funzionario che mette la firma per far commercializzare prodotti tossici e favorisce un “amico” mettendo a repentaglio la pubblica salute, pochi potrebbero lanciarla a buon diritto. poi magari questi farabutti verrebbero (meritatamente) sommersi di pietre comunque ( alla brian di nazareth :-)   ) perchè per ognuno di noi le piccole manovrette, i mezzucci che ci portano un po’ di tornaconto…sono sempre veniali e di poco conto e non ci sembrano mai gravi come gli errori che commettono gli altri.

l’individualismo è una moneta con due lati: uno bello e scintillante, che porta ciascuno a cercare di realizzarsi e vivere le proprie aspirazioni. uno brutto e corroso, che ci rende sensibili solo a quello che ci tocca. e quindi aumentare le tasse sì, ma solo agli altri, e se le aumentate alla categoria di cui faccio parte scendo in piazza a protestare. i controlli fiscali sì ma a taormina non a cortina (zaia, zaia…ohiohi…).

tanto una giustificazione ce la troviamo sempre. “il canone rai non lo voglio pagare perchè i programmi fanno schifo e poi non guardo mai la televisione”. se ne possiedi una sei tenuto a pagarlo, che tu la accenda o meno. “sono costretto a evadere le tasse quanto posso perchè altrimenti non sto a galla”. le tasse sono mostruosamente alte per tutti proprio grazie a quelli che non le pagano. lo so che in realtà non sono le piccole elusioni del singolo povero cristo a creare il problema bensì le enormi, colossali evasioni di grandi gruppi e grandi patrimoni: ma il fatto che siano esistiti dei genocidi non rende il singolo omicidio meno grave. cominciamo a essere un po’ più onesti tutti.

dopo natale mio marito e io siamo andati quattro giorni alle terme in toscana: non uno di quegli stabilimenti di gran fama, alta moda e tariffe esorbitanti, ma un luogo carino, curato, con un buon rapporto prezzo/qualità. l’idea era stata di fede perchè tra novembre e dicembre avevo preso troppi mal di gola e sinusiti. “andiamo alle terme, dice, così ti fai le inalazioni e vedrai che non ti ammali più”.

sul sito delle terme ho visto che erano convenzionate col servizio sanitario nazionale. non per i massaggi e le cerette, ovvio, ma per tutte le terapie inalatorie sì. allora consulto il mio medico, il quale mi dice che non mi rilascia alcuna impegnativa dal momento che l’esenzione è riservata ai soggetti con gravi patologie croniche. e fin qui tutto normale.

all’arrivo alle terme, prima di poter accedere alle cure occorre fare un controllo medico. la dottoressa mi prescrive due tipi di inalazioni e poi mi chiede, “mi mostra, per cortesia, l’impegnativa del suo medico curante?” “non ce l’ho- ammetto io- non pensavo che fosse necessaria”. “non lo è, ma in questo caso lei dovrà pagarsi l’intero costo delle inalazioni” e io, ingenuamente, “sa, il mio medico mi ha detto che era un trattamento riservato solo ai cronici blablabla”.

la dottoressa fa una bella risatina e mi dice: “il suo medico è il più coscienzioso che ci sia capitato di vedere. qui tutte le persone che vengono a fare le cure arrivano con l’impegnativa. e le posso assicurare che la maggior parte sono meno cronici di lei”.

sono stata fiera del mio dottore. e sono stata fiera di aver inalato acque termali senza approfittare di diritti che non avevo.

godetevi i monty python!!!!

 

 

 

happy breakfast to you

il pasto più importante della giornata, diceva mia mamma inseguendomi quando ero piccola e inappetente e non volevo altro che una tazza di te calda, profumata e zuccherata. (ahimè col tempo l’appetito è aumentato e la crescita del girofianchi è risultata vittoriosa nei confronti di quella della statura. forse era meglio se continuavo a bere il te)

di certo è anche un pasto che assume connotati dei più disparati a seconda del luogo del mondo dove viene consumato. dolce, salato, freddo, caldo, dai burrosi croissant di parigi

(i migliori del mondo, ma che i francesi castigano non essendo in grado di affiancare loro un caffè o un cappuccino degni del nome), alle uova con pancetta-patate arrosto-succo d’arancia-english muffin-o-bagel di new york city 

(una colazione che mette di buon umore anche solo coi suoi colori allegri), i pacakes o i waffles con lo sciroppo d’acero (da urlo),

il paneburroemarmellata col caffè all’italiana (quanto mi piace. quanto mi piace. quanto mi piace),

il tofu giapponese. le aringhe e il pesce marinato in scandinavia. le salsicce, uova, porridge (yuck) e quella specie di sanguinaccio che mangiano gli inglesi. e, oscar del peggio del peggio, una bella spalmata di vegemite sul pane, come fanno in australia, che dissacrano uno dei più fragranti, meravigliosi e puri alimenti al mondo (il pane) con quella loro personale versione di nutella che invece che di gianduia sa di lievito di birra e di sale.

 

io trovo che la colazione giusta faccia meraviglie per il mio umore di creatura non propriamente mattiniera, e anche per partire col piede giusto nelle attività della giornata. non siete d’accordo?

bene, la buona notizia è che ora c’è qualcuno che ci aiuterà indirizzandoci verso i posti giusti e evitandoci di incappare in quelli sbagliati. che ci dirà dove il caffè è imperdibile, e dove la crema delle brioches non è un granchè.  prestando attenzione a tutti i dettagli, premiando la cortesia di chi il tuo primo caffè del mattino te lo prepara e riesce anche a servirtelo con garbo e un sorriso, senza lanciartelo addosso come succede a volte in certi caffè anche pluridecorati.

li trovate qui, nel sito the breakfast review. io mi sono appena iscritta alla loro newsletter, non mi voglio perdere neanche un croissant :-)

ecco, vi metto anche la colonna sonora adatta!!!

quando ero piccina piccina (dal trampolino di zuel allora scendeva zeno colò) (hahahahahaha, scherzo, non vi azzardate a ripeterla questa cosa) almeno all’80% le persone andavano in montagna d’inverno per sciare. a cortina d’ampezzo i turisti in centro durante il giorno erano una percentuale piccolissima. stavano tutti sulle piste, e li vedevi ripopolare corso italia, ancora con tute e scarponi addosso, soltanto nel tardo pomeriggio, di ritorno dalla giornata sciistica.

la percentuale degli impellicciati che percorrevano in su e in giù il corso principale, chiacchierando davanti a sontuose torte di mele da lovat e facendo acquisti supervips nelle raffinate boutiques c’era, c’è sempre stata. ma nel corso degli anni è aumentata gradualmente sia sporgendosi pericolosamente sul filo del burino (o cadendoci proprio dentro),sia nel diventare una massiccia presenza che manda in affanno le modeste vie di circolazione automobilistica in paese, e che sgomita (pelo su pelo, eh, per carità) nello struscio corsoitaliano e nello striscio dell’american express.

gli ispettori (80, dicono) del fisco di equitalia sono piombati sugli esercenti ampezzani e sui loro suvmuniti clienti: lunga la lista di ciò che hanno rilevato.

per averne un’idea basti il dato relativo alle automobili di lusso di grossa cilindrata, 251 auto appartenenti a 133 proprietari: 42 di queste sono risultate appartenere a  dei “poveretti” che hanno  dichiarato 30mila euro lordi di reddito sia nel 2009 sia nel 2010; altre 16 auto sono risultate intestate a contribuenti che negli ultimi due anni fiscali hanno dichiarato meno di 50 mila euro lordi. le restanti 118?  di società con  bilanci in perdita o con bilanci sotto i 50.000 euro lordi.

si alza il polverone. la santanchè si indigna. cicchitto accusa equitalia di adottare metodi da polizia. la gelmini furibonda emette fasci di neutrini da assalto e dardeggia su coloro che, secondo lei, vogliono punire la ricchezza. il sindaco di cortina, franceschi, con un discreto aplomb, e questo gli va concesso, non bersaglia i controlli in quanto tali, ma le modalità “hollywoodiane” con cui sono stati messi in atto, coinvolgendo la perla delle dolomiti.

ci penso e ci ripenso. provo a mettermi nei panni di tutti, a turno. e concludo che ha ragione gramellini.

per un cittadino scandinavo (è un esempio, ovvio) lo stato è la collettività, l’insieme dei cittadini, è lui insomma. pagare le tasse è un autofinanziamento. evadere le tasse è imbrogliare sè stessi, e quindi un controsenso. per il fisco di paesi così, il contribuente rappresenta il datore di lavoro.

per un italiano, lo stato è “altro” da sè. è il nemico che lo vuole depredare. è l’antagonista dal quale si deve arraffare il più possibile, con mezzi a volte di tipo semplice e casereccio, nel piccolo; ma anche con pianificazioni elaboratissime e intricatissime, nel grande.

per il fisco italiano, il contribuente è una mucca da mungere e da vessare fino al limite della sopportazione. atteggiamento che ha contribuito a far crescere sempre di più la percezione di cui sopra da parte del cittadino.

finchè queste mentalità non saranno superate, non è realisticamente possibile pensare ad un’etica del welfare in italia. finchè le tasse raccolte vengono dilapidate in grande misura nel pagare sprechi e vitalizi e privilegi illegittimi, e non sacrosante pensioni per chi lavora, opportunità di lavoro per i giovani, e maggiori e migliori servizi per tutti, l’italiano non smetterà mai di sentirsi derubato. finchè non smetterà di sentirsi derubato non la pianterà di cercare di fare il furbo a sua volta.  e questo ve lo dice una delle 3 persone che in italia paga regolarmente perfino il canone rai.

di cosa ci vogliamo meravigliare? stiamo pagando decenni e decenni di frodi. il nostro premier/dimissionario-o-dimissionato stesso ha più volte pubblicamente solidarizzato con gli evasori, e anzi, se non ricordo male perfino esortato a questo malcostume. d’altro canto interpellare lui sull’argomento tasse è un po’ come far decidere un vampiro sulla salvaguardia dei campi di aglio.

non approvo l’arroganza in nessuna sede, e nemmeno nell’esecuzione delle ispezioni da parte dei funzionari fiscali. penso che anche quegli stessi modi scavino ulteriormente nella frattura tra cittadini e stato. disapprovo l’atmosfera da presunzione di colpevolezza che hanno un certo gusto a diffondere.

resta il fatto che, nell’interesse di tutti, è ora di finirla che i furbetti del paese intero ci facciano fessi non contribuendo in proporzione alle proprie reali possibilità e ridendoci pure in faccia. come se chi paga le tasse fosse un rincitrullito. e se i controlli servono a stanarli e a spaventarli, allora ben vengano i controlli.

inutile protestare, non mi dispiaccio per i sentimenti feriti o le sensibilità offese di costoro. mi ricordano quei mariti o quelle mogli che, adulteri, vengono beccati dal coniuge che ha letto conferma ai suoi sospetti tra i messaggi del cellulare del fedifrago/a. e si scagliano contro l’impudenza del loro sposo/a, che si è permesso di invadere la loro privacy.

chiariamo bene un punto: l’invasione della privacy è pur una cosa gravissima. ma paragonata al tradimento… :-)

la befana vien di blog

l’età ormai mi assiste, il travestimento a malapena serve. mi ribello solo sull’argomento scarpe: rotte non le voglio, anzi. mi metterò i bellissimi stivali nuovi color “ciliegio” che la fratelli rossetti mi ha fornito con gli sconti di stagione.

eccomi qui, la vostra befana.

in attesa di inforcare la mia scopa e di partire per il consueto giro annuale dei camini, butto giù un paio di appunti per non fare sbagli. come sempre l’idea è di recapitare dolci e frutti golosi ai buoni, carbone invece ai malvagi, ai disonesti e agli interisti. (scherzo, scherzo, non fate quella faccia :-)   )

cominciamo coi destinatari del carbone?

bene. carbone per umberto bossi, che ha perso anche la più recente opportunità di farsi scambiare per una persona normale avvalendosi semplicemente del silenzio, e non ha trovato di meglio da fare che  dare del “terùn” al presidente napolitano. stavolta però, e questo va detto a suo parziale credito, senza sventolare alcun dito offensivo. è già un passo avanti, no? :-)

carbone per la omsa che licenzia le operaie per spostare la sua sede in serbia, dove incontra agevolazioni fiscali e manodopera a minor costo. cito il grande roosevelt: “nessuna impresa che dipenda, per il suo successo, dal pagare i suoi lavoratori meno di quanto serva loro per vivere ha diritto di sopravvivere in questo paese.”

carbone, per giustizia, anche a chi tassa le imprese al punto che non possono sopravvivere se non tagliando pesantemente sui costi di gestione e produzione. causando così il malessere sia degli operai che degli imprenditori. per pagarsi voli di stato e migliaia di autobblù.

carbone per chi, alla città del vaticano (non conosco la carica preposta a questo tipo di valutazioni, quindi chiunque egli sia), non ritiene che le spese vive di gestione delle parrocchie non siano caso suo. e costringe il parroco di fontanelle a chiudere a tempo indeterminato la chiesa perchè riscaldarla è fuori dalle sue modeste possibilità economiche, le offerte dei fedeli non bastano e il freddo che fa lì dentro scoraggia ulteriormente questi ultimi dal presentarsi alle funzioni. vergogna. non è possibile che anche questi costi debbano ricadere sulle tasche dei cittadini.

carbone a beppe grillo. la demagogia è sempre brutta, ma in momenti come il presente diventa anche parecchio pericolosa.

carbone a piovere su albano carrisi. il suo paragone sulla caratura di figure come teresa di calcutta, pio da pietralcina e wojtyla con don verzè è semplicemente blasfemo. vergogna. e non vado oltre.

passiamo a note più gradevoli… :-)

dolciumi in abbondanza a giorgio napolitano. ha retto il timone della nostra bagnarola in uno dei suoi momenti più drammatici, pur non essendo più un giovanotto e dando prova di sapersi e saperci difendere anche in una porcilaia quale era diventato il nostro parlamento nel recente passato. è stato fotografato in coda a napoli per comprare il biglietto del cinema: sicuramente una foto organizzata, per carità. ma tutte le volte che in un paese straniero un politico viene fotografato in situazione analoga questo ci scalda il cuore…quindi… :-)

dolciumi all’arcivescovo greco ieronymos II, che alle critiche rivolte alla chiesa greca ortodossa di non contribuire con adeguate tasse ai conti del paese (suona familiare a nessuno?), disastrato peggio dell’italia, risponde offrendo di cedere parte del vasto patrimonio immobiliare di loro proprietà per aiutare il paese a uscire dalla terribile crisi che lo sta affondando. meglio tardi che mai, e soprattutto, meglio tardi che niente.

dolciumi agli italiani in massa, che hanno disertato il cinepanettone (che gioia mi avete regalato!!!) e snobbato il grande fratello in tv. non riesco a togliermi di dosso la sensazione che ci stiamo svegliando e mi sento galvanizzata.

dolciumi ad antonio conte, che andrà come deve andare e non ci facciamo illusioni. ma ha ridato alla mia squadra la cattiveria, la voglia e l’affiatamento che non vedevo da troppi anni. e anche solo per quello, grazie mister.

 

caro anno nuovo,

dal momento che i tempi sono difficili e, a giudizio di tutti, non splenderà la luce a breve termine…fai la cosa giusta: regala a tutti un po’ di buon senso. forse aiuterà ad affrontare la vita in modo diverso.

regala il buon senso che manca a sindacati e imprenditori: perchè si rendano conto che una buona causa per licenziare un dipendente non è un lusso, è una cosa sacrosanta. ma che una buona causa non può (come è stato finora) essere più difficile da provare della colpevolezza della knox, di sollecito e di stasi messi insieme. perchè quello significa mobbing al contrario: significa tutelare persone che non lo meritano, spesso a discapito di coloro che, nello stesso gruppo, finiscono per pagarne le conseguenze, cioè i loro colleghi.

porta un po’ di buon senso ai dirigenti delle reti televisive. fai che si rendano conto che i flop dei grandi fratelli/sorelle/famosi e tuttilrestappresso a cui abbiamo assistito di recente non passino loro inosservati. che si rassegnino al fatto che non soltanto il pubblico “educato” ma evidentemente anche i beceri si sono stufati. forse occorre entrare nell’ottica che, seppur nell’entertainment, nei frizzi e lazzi, nelle risate e nella leggerezza…c’è insofferenza per tutta la volgarità gratuita che ci hanno sbattuto dentro casa impunemente.

porta buon senso nelle famiglie. fai sì che davanti ad ogni incomprensione ognuno di noi si faccia la domanda giusta e cioè “sarà importante questa cosa a un anno da ora?” ed eviti di costruire montagne da un granello di polvere. ne beneficerà tutta la famiglia in termini di serenità, sorrisi e sonni tranquilli.

metti un po’ di buon senso in testa a noi che invecchiamo. aiutaci a saperlo fare con grazia, accettando i mutamenti dell’età senza cadere nel ridicolo e nel patetico. dacci la capacità di capire che fingere un’età diversa da quella che abbiamo, sia chirurgicamente che nel nostro stile, è una bugia che inganna solo noi. e forse nemmeno.

facci tenere sempre i piedi per terra, gli occhi ben aperti e le orecchie disposte ad ascoltare tutto quello che ci viene detto. perchè il buon senso si impara anche così, e una volta imparato si autoriproduce. e chi pensa di sapere sempre già tutto non cresce mai, non impara mai nulla e resta asino e dissennato.

aiutaci a imparare dagli errori già commessi. che detto così sembra facile, ma se ci guardiamo indietro sono sicura che ciascuno dovrà riconoscere di aver commesso lo stesso sbaglio più e più volte nella vita. dacci il buon senso che serve per imparare ad andare avanti, e non restare sempre inchiodati a convinzioni errate e paure che ci bloccano.

grazie di aver fatto fare flop al cinepanettone.

e, ultima cosa, se si può: lo scudetto. a chi, lo sai :-)

caro babbo natale,

diciamo che sorvolo sul fatto che negli ultimi anni (negli ultimi 25 anni, a essere precisi) hai preso le mie letterine con un po’ di leggerezza. o, più esattamente, non te le sei proprio filate.

sono un’ottimista e ho sempre la convinzione che la volta successiva sarà quella giusta. e quindi ti scrivo chiedendoti un miracolo natalizio…

è natale, e fin qui tutti d’accordo. ma da quando e da dove arriva l’equazione “natale=paralisi dell’attività cerebrale”? (che fa sì rima, ma è un caso)…

perchè i registi televisivi e cinematografici pensano che nel periodo delle festività ci rincretiniamo? ci hanno contato i trigliceridi che scofaniamo nei pranzoni e cenoni vari, e hanno scoperto che portano all’obnubilamento? contano sulla magnanimità dovuta al fatto che “a natale siamo tutti più buoni”? (tutti chi?)

ieri ho cercato di andare al cinema con mio marito ma la programmazione ci ha obbligati a restarcene a casa.

non vogliamo vedere christian de sica in vacanza a cortina.

con o senza massimo boldi (e boldi? no, per carità, non lo sto mica chiamando. ma che fine ha fatto???) la minestra non cambia. è una certezza: la certezza di un film scontato, che non fa ridere ed è letteralmente infarcito di volgarità di quelle vere. non le parolacce della littizzetto. vagonate e vagonate di quella che secondo me è la volgarità per eccellenza, cioè la mancanza di grazia, i continui doppi sensi di dubbio gusto, la battuta forzatamente sempre e per forza a sfondo pecoreccio.

mi scuseranno i suoi molti fans, ma non ho voglia di vedere  neanche fabio volo, con le sue gemme di filosofia di vita a buon mercato. anche se di lui una cosa va detta: che è meglio di tanti altri, perchè se non altro si comporta come uno che lo sa di non essere niente di che, e l’autocoscienza è importante…

non ci interessa il gatto con gli stivali, non importa se in 2 o 3 d. neanche se lo fate in 1 d o 4 d. o un milione d.

il film di woody allen l’abbiamo visto: carino, ci siamo divertiti ma non prendiamo in considerazione l’idea di rivederlo così a breve.

il film di padre e figlio che costruiscono robot di metallo per boxare contro dei pugili…chiedo pietà.

restate a casa, dirai tu. fatto.

dopo cena, mentre bevevamo il caffè sul divano, è passata 50 volte la pubblicità di un film per la televisione con enrico brignano e alessandro gassman travestiti da babbo natale. mai sentito babbo natale che dice “aò”.

non voglio vedere i due finti babbi natali. e neanche i film zuccherosi che ci avete già ammannito centinaia di volte. non sono più disposta a credere ai film che mostrano le persone capaci di slanci di incredibile umanità e generosità solo perchè scende dalle stelle il Re del Cielo.

siamo già tanto inguaiati: non ci daresti una tregua?

ti prego, babbo natale. accontentami.

anna

p.s. vista la tua riluttanza ad accontentarmi gli anni scorsi, ho pensato di incentivarti così: se non fai il tuo dovere ti sciolgo col tè tutti i pupazzi di neve nel giardino della lapponia. ti riempio di aglio il panettone. e dico a tutti che sei interista.

lo scenario è apocalittico, e il fatto è che resterà così per un po’.

il nostro paese è indebitato fino alle orecchie, la credibilità nei confronti dei mercati è bassa e in più dobbiamo tirar fuori non so più quante decine di miliardi di euro (sopra una certa cifra per la mia mente antimatematica l’ammontare cessa di essere rilevante: diventa semplicemente “tantissimo”) se non vogliamo che la banca centrale europea ci abbandoni al nostro destino bancarottesco.

i mercati hanno dettato le loro condizioni: trovare quei soldi, e al tempo stesso mostrare segnali di crescita del pil. ma, scusatemi, è davvero etico che decidano i mercati? le linee guida di una nazione non dovrebbero essere competenza della politica, nel senso più antico e più greco della parola? della gestione della polis?

il governo berlusconi davanti a questo dilemma ha mostrato tutte le sue lacune. non è riuscito ad avere nè le capacità nè l’autorevolezza per timonare fuori da questo temporale. procedendo per tentativi, dava l’impressione di brancolare nella nebbia. prima tentavano di recuperare del denaro da una parte, gli scippati immediatamente protestavano e scioperavano (beh, che ti aspettavi…) e puntualmente l’esecutivo faceva marcia indietro. per dirigere le proprie mire sui soldi di un’altra categoria la quale, forte del risultato della prima, protestava anche lei e scioperava, e così ad libitum.

l’unica categoria su cui non si sono mai proiettate le bisognose mani del tesoro italiano è proprio quella dei politici (sindacati inclusi. ah sì, e anche quella dell’ici del vaticano). gli intoccabili.

allora, davanti al precipizio, berlusconi si dimette. ammette l’impotenza di fronte a questo enorme, colossale, profondissimo buco di debito e alle riforme che servono per mettere le cose a posto. non ha la forza necessaria per fare ciò che è eticamente doveroso.

viene affidato l’incarico di pelare questa gatta ad un esecutivo di tecnici, agli ordini di mario monti, e tra gli applausi (per monti) e qualche lancio di monetine (per berlusconi) i lavori hanno inizio.

tutti col fiato sospeso, ad aspettare le manovre di questo gruppo di esperti, tutti ad attendere di vedere gli stratagemmi che i politici tout court non avrebbero mai osato o voluto mettere in atto. tutto il paese ad attendere il momento in cui si sarebbe annunciato che sì, i sacrifici sarebbero stati necessari. ma a rimettere in piedi il bilancio del nostro paese, oltre alle tasse dei contribuenti, avrebbe pensato anche l’abolizione dei tanti, ormai giurassici e ingiustificabili privilegi dei troppi privilegiati e di tutti i loro entourages.

la parte dei sacrifici per i cittadini l’abbiamo vista. sul resto, sguardi imbarazzari, parole confuse, vaghe promesse.

ma come? i tecnici non dovevano essere quelli che, liberi da condizionamenti politici ed elettorali, avrebbero mosso le leve più efficaci e ragionevoli per rimettere in moto l’economia di questo paese? quelli che avrebbero trovato il coraggio di farlo? scusate, in che modo alzare ancora l’aliquota dell’iva incentiverà i consumi? e in che modo tenere le persone inchiodate al loro posto di lavoro fino ad ottant’anni creerà impiego per i giovani usciti dalle scuole?  non c’erano altre leve da poter utilizzare per recuperare questi soldi prima di dover ricorrere a queste, che penalizzano il nostro potenziale di crescita? io non capisco…mi sento confusa.

non capisco perchè. se dipenda da qualche misteriosa legge di bilancio che non conosco. o se invece il coraggio che mi sono aspettata da queste persone fosse troppo. forse è stata un’ingenuità da parte mia, quella di immaginarmi un governo, seppur provvisorio, ma fermo e granitico nelle sue mosse. indifferente alle proteste di chi ha avuto anche troppo per troppi anni, come la mussolini, su cui non mi soffermo se non per riderle in faccia quando dichiara alla stampa che senza vitalizio è come buttarli su una strada e come caspita fanno loro a campare con 5000 euro al mese?

monti e tecnici, se avete dei canini mostrateli. se avete degli scarponi chiodati è il momento di indossarli. dimostrate che nessuno è intoccabile, è per quello che siete lì.

 

saluti da conegliano

stamattina, per una serie di circostanze con cui non vi annoio, mi sono trovata a pensare alle cartoline.

parlo proprio delle cartoline illustrate, di quelle che, durante le villeggiature, si acquistano (o meglio, si acquistavano) dal cartolaio o meglio ancora alla tabaccheria locale (sì, perchè quella poi aveva anche i francobolli, senza dover andare alla posta) e si spediscono/spedivano a parenti e amici.

ve le ricordate? ne spedite ancora? io ho mantenuto questa abitudine soltanto per la mia nipotina, che così può appendere in camera tutte le cartoline che riceve da tutte le parti del mondo. e questo mi ha anche reso più attenta alla foto che scelgo: per la principessa solo il meglio.

ma se mi guardo indietro mi rendo conto che da ragazzina ne spedivo svariate decine: a tutte le mie amichette e compagne di scuola, agli amici del catechismo o del corso di inglese, ad alcuni parenti, a qualche raro insegnante che mi stava simpatico. mare, montagna, l’inghilterra durante le 3 settimane di “vacanza studio” (così la chiamavano. un sequestro di persona con sequestratori di lingua madre diversa dalla tua, al freddo e senza cibo. però l’inglese si impara, questo va loro concesso) panorami, vedute e monumenti, e dietro qualche frase scritta di nostro pugno nel piccolo spazio destinato alla comunicazione.

quando erano ancora ampiamente diffuse, la varietà delle immagini era davvero incredibile. avresti potuto andare a parigi e non inviare nessuna veduta che comprendesse la torre eiffel, se lo desideravi,  tanto ogni singolo café, ogni piccolo parco cittadino, ogni angoletto di ville lumiére avevano lo scatto a loro dedicato. oppure avresti potuto andarci e inviare 50 diverse vedute della torre eiffel (se questa era proprio la tua grande passione) da ogni possibile angolazione.

diciamo che al momento della scelta dell’immagine si era sempre combattuti tra due alternative: la classica, ossia la veduta bella, un po’ patinata, quella che si mandava ai genitori o a un professore, per intenderci. e poi la seconda, la buffonata, ossia la cartolina più scrausa, brutta, ridicola che si trovava sul mercato. per riderci sopra tra amici. animali locali immortalati in bizzarri primi piani. vecchietti della zona, con indosso il costume tradizionale,  a cavalluccio di somarelli. tramonti innaturali e a giudicare dal colore, geneticamente modificati,  con innamorati a passeggio sulla spiaggia mano nella mano (rigorosamente da inviarsi alla cotta del momento).

e una volta acquistata la cartolina, restava sempre il guaio di trovare qualcosa da scriverci sopra.

perchè dei normali saluti sarebbero stati banali. meglio una frase o due sulla destinazione delle ferie, se c’era qualcosa da raccontare. certo, da questo punto di vista un safari in botswana di certo avrebbe garantito un maggior bottino di notizie rispetto alle tre settimane a brighton, unica località balneare dove la notiziona da prima pagina sarebbe stata la comparsa di un raggio di sole. e dove l’unica cosa che vivacizzava un po’ l’ambiente erano le botte che gli studenti stranieri prendevano immancabilmente dai coetanei locali. :-)

l’ideale era riuscire anche a fare una battuta spiritosa. ma questo poteva richiedere della concentrazione, e del tempo, e della bella fantasia, se le cartoline da spedire erano una cinquantina… :-)

una volta terminata anche la fase della scrittura, incollati con una bella slinguazzata i francobolli necessari, si poteva andare ad una qualsiasi cassetta postale, rossa, bella, luccicante, e spingendo la porticina a molla, lasciarle cadere dentro proiettandole verso l’avventura della consegna.

chissà che viaggi avrebbero compiuto. chissà se da santorini avrebbero fatto anche un pezzo di tragitto a dorso di mulo. chissà se dal giappone le avrebbe portate per un po’ un postino con il sacco di seta annodato con cura. chissà se in egitto il funzionario postale le avrebbe consegnate a bordo di una feluca al campo cammelli, perchè quei graziosi animali le potessero portare all’aeroporto.

invece ormai le cartoline sono quasi solo quelle immagini in bianco e nero che la mia mamma colleziona comprandole ai mercatini dell’antiquariato. le piace vedere com’è cambiata la sua città e quindi ne colleziona vedute d’epoca.

però a me un po’ mancano…a voi no?  la prossima estate ce le mandiamo????

l’ho appena scoperto e non riesco a smettere di ridere.

ma lo sapevate voi??? e non mi avete detto niente????

sapevate dell’esistenza del blog “delit maille”? geniale. è il blog di una donna che realizza a maglia tutte le news o più in generale le cose che la colpiscono nell’attualità, nell’arte, nella politica.

sono andata a guardarlo perchè avevo avuto notizia che fosse già stato pubblicato un tricot di mariomonti, la merkel e sarkozy a cena insieme, con tanto di pizze e spaghetti. così è. e sono proprio carini e, soprattutto mariomonti, somiglianti.

mariomonti, merkel, sarkozy

 

ma poi ne ho scovati altri, di pupazzetti gloriosi.

ah, se ne ho scovati!!!!

che ne dite del royal wedding, detto anche “il matrimonio della sorella di pippa”?

o del brutto guaio in cui si è cacciato strauss-kahn????

geniali, no???

poteva mancare l’italianissimo cavaliere?

con bottiglie di spumante e olgettine!!!

per finire, un omaggio all’arte del nostro paese. con, da parte nostra, l’invito già spesso reiterato a restituirla :-)

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