quando ero piccina piccina (dal trampolino di zuel allora scendeva zeno colò) (hahahahahaha, scherzo, non vi azzardate a ripeterla questa cosa) almeno all’80% le persone andavano in montagna d’inverno per sciare. a cortina d’ampezzo i turisti in centro durante il giorno erano una percentuale piccolissima. stavano tutti sulle piste, e li vedevi ripopolare corso italia, ancora con tute e scarponi addosso, soltanto nel tardo pomeriggio, di ritorno dalla giornata sciistica.
la percentuale degli impellicciati che percorrevano in su e in giù il corso principale, chiacchierando davanti a sontuose torte di mele da lovat e facendo acquisti supervips nelle raffinate boutiques c’era, c’è sempre stata. ma nel corso degli anni è aumentata gradualmente sia sporgendosi pericolosamente sul filo del burino (o cadendoci proprio dentro),sia nel diventare una massiccia presenza che manda in affanno le modeste vie di circolazione automobilistica in paese, e che sgomita (pelo su pelo, eh, per carità) nello struscio corsoitaliano e nello striscio dell’american express.
gli ispettori (80, dicono) del fisco di equitalia sono piombati sugli esercenti ampezzani e sui loro suvmuniti clienti: lunga la lista di ciò che hanno rilevato.
per averne un’idea basti il dato relativo alle automobili di lusso di grossa cilindrata, 251 auto appartenenti a 133 proprietari: 42 di queste sono risultate appartenere a dei “poveretti” che hanno dichiarato 30mila euro lordi di reddito sia nel 2009 sia nel 2010; altre 16 auto sono risultate intestate a contribuenti che negli ultimi due anni fiscali hanno dichiarato meno di 50 mila euro lordi. le restanti 118? di società con bilanci in perdita o con bilanci sotto i 50.000 euro lordi.
si alza il polverone. la santanchè si indigna. cicchitto accusa equitalia di adottare metodi da polizia. la gelmini furibonda emette fasci di neutrini da assalto e dardeggia su coloro che, secondo lei, vogliono punire la ricchezza. il sindaco di cortina, franceschi, con un discreto aplomb, e questo gli va concesso, non bersaglia i controlli in quanto tali, ma le modalità “hollywoodiane” con cui sono stati messi in atto, coinvolgendo la perla delle dolomiti.
ci penso e ci ripenso. provo a mettermi nei panni di tutti, a turno. e concludo che ha ragione gramellini.
per un cittadino scandinavo (è un esempio, ovvio) lo stato è la collettività, l’insieme dei cittadini, è lui insomma. pagare le tasse è un autofinanziamento. evadere le tasse è imbrogliare sè stessi, e quindi un controsenso. per il fisco di paesi così, il contribuente rappresenta il datore di lavoro.
per un italiano, lo stato è “altro” da sè. è il nemico che lo vuole depredare. è l’antagonista dal quale si deve arraffare il più possibile, con mezzi a volte di tipo semplice e casereccio, nel piccolo; ma anche con pianificazioni elaboratissime e intricatissime, nel grande.
per il fisco italiano, il contribuente è una mucca da mungere e da vessare fino al limite della sopportazione. atteggiamento che ha contribuito a far crescere sempre di più la percezione di cui sopra da parte del cittadino.
finchè queste mentalità non saranno superate, non è realisticamente possibile pensare ad un’etica del welfare in italia. finchè le tasse raccolte vengono dilapidate in grande misura nel pagare sprechi e vitalizi e privilegi illegittimi, e non sacrosante pensioni per chi lavora, opportunità di lavoro per i giovani, e maggiori e migliori servizi per tutti, l’italiano non smetterà mai di sentirsi derubato. finchè non smetterà di sentirsi derubato non la pianterà di cercare di fare il furbo a sua volta. e questo ve lo dice una delle 3 persone che in italia paga regolarmente perfino il canone rai.
di cosa ci vogliamo meravigliare? stiamo pagando decenni e decenni di frodi. il nostro premier/dimissionario-o-dimissionato stesso ha più volte pubblicamente solidarizzato con gli evasori, e anzi, se non ricordo male perfino esortato a questo malcostume. d’altro canto interpellare lui sull’argomento tasse è un po’ come far decidere un vampiro sulla salvaguardia dei campi di aglio.
non approvo l’arroganza in nessuna sede, e nemmeno nell’esecuzione delle ispezioni da parte dei funzionari fiscali. penso che anche quegli stessi modi scavino ulteriormente nella frattura tra cittadini e stato. disapprovo l’atmosfera da presunzione di colpevolezza che hanno un certo gusto a diffondere.
resta il fatto che, nell’interesse di tutti, è ora di finirla che i furbetti del paese intero ci facciano fessi non contribuendo in proporzione alle proprie reali possibilità e ridendoci pure in faccia. come se chi paga le tasse fosse un rincitrullito. e se i controlli servono a stanarli e a spaventarli, allora ben vengano i controlli.
inutile protestare, non mi dispiaccio per i sentimenti feriti o le sensibilità offese di costoro. mi ricordano quei mariti o quelle mogli che, adulteri, vengono beccati dal coniuge che ha letto conferma ai suoi sospetti tra i messaggi del cellulare del fedifrago/a. e si scagliano contro l’impudenza del loro sposo/a, che si è permesso di invadere la loro privacy.
chiariamo bene un punto: l’invasione della privacy è pur una cosa gravissima. ma paragonata al tradimento…

